Corri ragazzo, corri

Corri ragazzo, corri
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Seconda Guerra Mondiale, Polonia, Ghetto di Varsavia. David convince Srulik, il suo fratellino, ad andare nella parte “ariana” della città, dove ci sono libertà e caramelle, attraverso il passaggio usato di solito dai contrabbandieri. Il loro tentativo tuttavia è stroncato sul nascere: due ragazzi polacchi stanno sorvegliando il passaggio. I due ragazzi sono dunque costretti a tornare a casa, e David racconta ai suoi genitori della via di fuga: questi decidono di servirsene per tornare a Błonie, a casa. A partire per primi sono proprio loro due assieme a Srulik, mentre David e la loro altra bambina devono raggiungerli in un secondo momento. I tre riescono ad uscire dalla città ma non arrivano molto lontano: vengono raggiunti da un side-car della Gestapo, che cattura Srulik e sua mamma, riportandoli nel ghetto. Suo padre, invece, fugge via senza fare ritorno. Due settimane dopo Srulik e sua madre sono ancora nel ghetto, rovistando tra i bidoni in cerca di cibo. Il bambino ha otto anni, sembra abbastanza bravo a trovarne di ancora commestibile e, quando lo individua, subito lo passa a sua madre. Ogni giorno la stessa scena di ripete, finché sua madre sparisce nel nulla. Srulik si gira, ma lei non c’è. Al suo posto, dei bambini intenti a giocare a calcio. Non sapendo cosa fare, li raggiunge, mettendosi a giocare con loro...

Uri Orlev ‒ al secolo Jerzy Henryk Orlowski – è uno scrittore israeliano nato in Polonia nel 1931, che ha vissuto sulla sua pelle l’Olocausto, prima attraverso l’esecuzione di sua madre, poi attraverso l’esperienza vissuta nel campo di concentramento di Bergen-Belsen assieme a suo fratello. Dire che la sua infanzia lo abbia segnato è lapalissiano, definire la misura in cui ciò sia avvenuto è invece impossibile. Orlev ha parlato dei suoi terribili primi quattordici anni di vita nel romanzo semi-autobiografico L’isola in via degli uccelli, mentre ha affrontato l’Olocausto in maniera più generale in altri romanzi: I soldatini di piombo, La ricerca della terra felice e appunto in Corri ragazzo, corri. Oltre al tema trattato, il fil rouge che unisce le sue opere è anche il loro target adolescenziale. Target che inserisce giocoforza Orlev in una cerchia di scrittori, cineasti o sopravvissuti dell’Olocausto, tutti uniti dall’obiettivo di raccontarlo ai ragazzi. Corri ragazzo, corri narra le vicende realmente accadute a Yoram Friedman che si è ritrovato, durante l’Olocausto, a vagare tra boschi e villaggi polacchi, in cerca di cibo e lavoro, con un solo dovere, trasmessogli dal padre: quello di sopravvivere. Ad ascoltare la sua storia, narrata all’occasione di una conferenza tenutasi qualche anno dopo la guerra del Kippur (1973) nella scuola dove insegnava matematica, c’era appunto Orlev, «immobile, catturato dal racconto, turbato e commosso fino alle lacrime». Nel 2013 il regista tedesco Pepe Danquart ha portato questa storia sul grande schermo. Del romanzo in sé invece, non c’è molto da dire: qualunque tentativo di descrizione non potrebbe catturare a pieno la semplicità, la potenza, l’ingenuità, l’orrore, il dolore e l’innocenza che vi sono dipinti.



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