Così parlò il nano da giardino

Così parlò il nano da giardino
I gerbilli sono pacifici animali che vivono tutti insieme nel Gerbido Vecchio. Ma la tranquillità del branco viene interrotta dalla sconvolgente notizia che il Gerbido Vecchio sta per essere trasformato in un canile di lusso. Che fare? C’è bisogno di un saggio consiglio. Così i gerbilli, capitanati dall’impavida Golietta, si presentano in massa dal nano da giardino che, non essendo un nano di design, non gongola più tanto ed è anzi oggetto di sprezzanti commenti delle ricche signore e di liquidi oltraggi canini. Il nano consiglia ai suoi pacifici amici di migrare verso un altro Gerbido, uno nuovo, che non corre il rischio di essere trasformato in qualcos’altro. I gerbilli si mettono così in cammino per trovare un’altra casa e fra contrattempi, pericoli e incontri particolari, troveranno nuova forza nella solidarietà sociale...
Sembra più divertente di quello che è in realtà. Il libro mi ha colpito subito perché il titolo, bisogna ammetterlo, è davvero intrigante. La quarta di copertina mi ha lasciato intendere che quella dei gerbilli fosse la trasformazione, in favola, nientemeno che del biblico esodo ebraico. Ma quello che ho trovato all’interno è una storiella che fin da subito mi ha fatto sperare nella distruzione totale di questi simpatici animaletti. E dire che sono un’animalista convinta. Imputando la mia noia immediata a un particolare stato emotivo del tutto personale, mi sono confrontata con altri commenti più entusiasti che invece esaltavano il testo, lo trovavano perfino divertente e anzi esortavano a leggere fra le righe le metafore e i giochi di parole. Io non ci sono riuscita e così mi rivolgo a quanti, come me, da una favola vorrebbero essere trasportati e non esasperati. C’è chi dice che alla fine la storia si fa più intrigante. Ma come si fa ad arrivare alla fine se per un terzo del libro ti auguri la morte dei protagonisti? Forse che le esche per la lettura meta-testuale non erano poi così evidenti? Forse che la storia sembrava piuttosto un racconto dell’autrice conservato in un cassetto dai tempi del liceo e mai più ripreso in mano? Forse, semplicemente, che quel libro non ha toccato nessuna delle mie, evidentemente troppo indurite, corde? Tutto può essere, e mi riprometto di leggere ai miei figli futuri questa storia per capire se, al di là dell’interpretazione metaforica e linguistica, le avventure dei gerbilli potrebbero stimolare la fantasia di un bambino. Per ora mi sento solo di consigliarlo a chi ha molta pazienza e una lente di ingrandimento a portata di mano per leggere il “fra-le-righe” che a me, a occhio nudo, è sfuggito.

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