Cosa Nostra spiegata ai ragazzi

Cosa Nostra spiegata ai ragazzi

Il 26 gennaio 1989 il magistrato Paolo Borsellino, in prima linea nella lotta contro la mafia, si recò in un liceo di Bassano del Grappa a parlare del suo lavoro, a “spiegare” Cosa Nostra: nonostante il maxiprocesso fosse ancora in corso, voleva sensibilizzare i giovani mettendoli in guardia ed informandoli su ciò che stava combattendo. Parlando, affrontò numerosi punti nodali: le ragioni per le quali la mafia ha attecchito nel Meridione e non nel Settentrione d’Italia; l’importanza dell’educare i giovani ad una cultura della legalità; il valore del rispetto delle leggi; quanto sia cruciale che lo Stato sia presente in egual modo in tutto il territorio, in modo tale da far crescere la fiducia dei cittadini nei confronti delle proprie istituzioni; il ruolo del traffico degli stupefacenti all’interno dell’economia mafiosa; i motivi per i quali il nord è territorio fertile per queste associazioni a delinquere ed altro ancora. In seguito al suo intervento, alcuni studenti gli hanno rivolto delle domande alle quali il magistrato ha avuto la premura di rispondere: la funzione ed il ruolo (ri)educativo del carcere; la legge Rognoni-La Torre (che nel 1982 ha introdotto per la prima volta nel codice penale la previsione del reato di “Associazione a delinquere di stampo mafioso”) ed infine anche il rapporto tra Stato e Cosa Nostra…

Presentato esattamente ventisette anni dopo la strage di via d’Amelio – 19 luglio 1992 – nello stesso luogo dell’attentato, Cosa nostra spiegata ai ragazzi svolge principalmente tre funzioni: innanzitutto, come esplicitato dal titolo, s’impegna a offrire delucidazioni sulla mafia siciliana, in maniera semplice ma concisa; in secondo luogo questo discorso tenuto da Paolo Borsellino, curato ed arricchito dal fratello Salvatore, rappresenta, lato sensu, una piccola testimonianza del mondo di Paolo, della sua filosofia di vita, del suo modo di intendere il lavoro, la giustizia e la legalità; da ultimo, ma non per questo la cosa è meno importante, questa breve lezione getta dei numerosi spunti di riflessione, affrontando temi ancora attuali – situazione carceraria, riforma della giustizia, educazione civica – in maniera semplice (dopotutto è pur sempre un intervento tenutosi in un liceo). Inoltre, scandagliando in profondità, non è possibile non ritrovare in Paolo Borsellino gli stessi sentimenti e le medesime sensazioni che furono presenti durante e dopo i suoi funerali: da un lato rabbia per uno stato – la s è minuscola di proposito – incapace e reticente nel proteggere i magistrati e complice nell’insabbiare e nell’ostacolare le indagini della sua morte; dall’altro la speranza riposta da Borsellino nei giovani, speranza oggi quanto mai accesa da numerosi testimoni (Saviano, Pif, il magistrato Di Matteo) e da moltissime associazioni volte alla lotta contro la mafia (Libera, Addiopizzo). Perché in fondo, come lo stesso magistrato ha più volte ripetuto, “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”.



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