Cose fragili

Nella Londra di una realtà alternativa in cui il mondo da 700 anni è spartito tra i Grandi Antichi, semi-divinità mostruose che hanno sostituito tutte le case regnanti precedenti, Sherlock Holmes indaga su un complotto “restaurazionista”… Un uomo dopo la morte si sveglia in una stanza assieme a un demone nudo e scarno, che inizia a torturarlo con sadico piacere. Appesi alla parete ci sono 211 congegni di tortura, e il demone li utilizza tutti con maestria. L’uomo, sfinito, trova poi la forza per domandare: “E adesso?” e il demone risponde: “Adesso inizia il vero dolore”… Del suo passato quello che sa è che è figlio di una ragazza internata a 17 anni in un manicomio criminale per “ninfomania” e che si è suicidata sola e disperata quando lui aveva 10 anni. Quello che non sa è chi era suo padre tra due infermieri, un medico e il direttore del manicomio. Per non sbagliare, li ha uccisi tutti e quattro. Tanto, scoparsela se l’erano scopata. Violentato dal vicedirettore dell’orfanotrofio in cui è cresciuto (anche lui ha fatto una bruttissima fine), è venuto su duro e spietato, una macchina per uccidere. Ora è la guardia del corpo di Mr. Alice, uno dei 10 uomini più ricchi del mondo…

Gestazione quasi decennale per questa antologia di racconti che Gaiman all’inizio aveva progettato del tutto diversa sin dal titolo, ma che poi ha finito per chiamarsi Cose fragili in onore di un verso di una canzone degli One Ring Zero. Del resto, ha spiegato l’autore, “di cose fragili ce ne sono talmente tante. Le persone si rompono facilmente, e anche i sogni e i cuori”, ma d’altra parte “(…) la caratteristica particolare della maggior parte delle cose che consideriamo fragili è quanto siano invece robuste”. Alcuni sono stati scritti per riviste (uno addirittura per il booklet di un CD di Tori Amos, un altro per un dizionario di malattie immaginarie), altri sono usciti già in diverse antologie, parecchi si sono aggiudicati prestigiosi premi. Alcuni sono scanzonati, altri cupi e angoscianti. Alcuni sono in perfetto stile Neil Gaiman, altri – per sfizio, scommessa o su commissione – sono modellati sugli stili di altri scrittori. Ma ciò che tutti questi racconti o poesie hanno in comune è la scintillante creatività la capacità quasi magica e arcana di evocare. Evocare demoni lovecraftiani, paure, sogni, amori, speranze. Cose fragili, appunto. O magari no.



 

 

 

 
 
 
 

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