Cose preziose

Cose preziose

Leland Gaunt è un uomo sinistramente affascinante con i suoi occhi ipnotici, la voce suadente e quella “folta” dentatura disposta disordinatamente in un sorriso affabile. Ha aperto il suo nuovo negozio a Castle Rock, nel Maine, in quel lato della Main Street tre porte oltre l’appezzamento dove un tempo sorgeva l’Emporium Gallorium – il bazar della cittadina miseramente bruciato qualche anno addietro – e lo ha battezzato “Cose preziose”. A vederle, tanto preziose non si direbbero: seppur disposta con cura in vetrine illuminate da faretti - con tanto di cartello identificativo per ogni articolo - la merce venduta da Gaunt non sembra diversa dalle carabattole normalmente esposte in un qualsiasi mercatino delle pulci. E invece, per ogni cittadino curioso e diffidente che si avventura dietro la tenda verde dell’ingresso, Gaunt sembra avere sempre la cosa giusta, proprio quella che ognuno di loro smania per avere: può essere quella vecchia figurina del 1956 di Sandy Koufax che manca alla collezione del piccolo Bryan Rusk, o la vaporosa coda di volpe che quell’ubriacone di Hugh Priest sogna di piantare sulla sua Buick scassata, come ai vecchi tempi; o ancora quella fotografia di Elvis Presley su cui Myra Evans si masturba a tutte le ore, come fosse teletrasportata a Graceland direttamente sul letto del Re. La cosa fantastica è che il prezzo non è per niente alto: questo almeno in apparenza, perché ognun compratore non potrà essere proprietario effettivo del suo acquisto finché non giocherà ad un altro un piccolo, innocuo scherzo, che sarà lo stesso Gaunt a suggerire…

1991. Bentornati a Castle Rock per l’ultima, sconvolgente avventura nella cittadina immaginaria creata da King, teatro di alcune tra le più famose vicende della sua prolifica produzione. O almeno questa era l’intenzione ai tempi in cui scrisse Cose preziose: in realtà l’amata cittadina risorgerà dalle sue ceneri qualche anno più tardi, nel 1994, nel racconto Ti prende a poco a poco (considerato una sorta di epilogo di questo libro) inserito nella raccolta Incubi e deliri. L’uscita di scena della Rocca è architettata ovviamente in grande stile, e il Re va a scomodare niente di meno che il Diavolo in persona, il quale non fatica di certo ad affondare le sue unghie velenose nello strato già bello spesso di ruggine che normalmente ricopre una piccola cittadina di provincia. I personaggi sono numerosi, come da tradizione kinghiana, e ai volti nuovi si affiancano vecchie conoscenze come lo sceriffo Alan Pangborn (quello de La metà oscura, 1989), Ace Merrill, il ragazzaccio conosciuto nelle novella Il corpo (in Stagioni diverse, 1982) e il suo defunto zio, Reginald “Pop” Merrill, il rigattiere spilorcio bruciato assieme al suo Emporium nel racconto Il fotocane (in Quattro dopo mezzanotte, 1990), spesso menzionato durante la narrazione. Mentre la penna dell’autore fruga nelle pieghe più oscure del passato di ognuno, si intuisce che qualcosa di grosso sta per succedere; il viavai dentro al nuovo negozio si fa notevole e una volta fuori, si ha la spiacevole sensazione di aver pattuito, seppur inconsciamente, un prezzo troppo alto per delle cianfrusaglie. Saranno Netty Cobb e Wilma Jerzyck a dare il la per il disastro: prime vittime dei subdoli giochetti di Gaunt, si fronteggeranno in un duello splatter à la Mezzogiorno di fuoco - in una scena grottesca e molto, molto divertente - in cui armate di coltello e accetta se le daranno di santa ragione. Ma non saranno le loro, le sole interiora a imbrattare le strade di Castle Rock: la prima tessera è caduta e l’effetto domino è stato innescato in modo inarrestabile, impossibile tornare indietro. Ora, sono tutti contro tutti e rapido si va delineando lo scenario apocalittico in cui si giocherà l’ultima determinante partita: quella tra Bene e Male, in un finale che non definirei tanto horror, quanto meravigliosamente fiabesco.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER