Cosmopolis

Cosmopolis
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Il giovane miliardario Eric Packer non riesce a dormire da diverse notti. Le ha provate tutte: sedativi, ipnotici, ginnastica notturna, letture barbose e asettiche, ma il sonno non ha bussato nemmeno oggi alla sua porta. Packer  sente sulle sue spalle il peso del futuro, il peso di una morte che non riguarderà tanto lui ma il mondo che verrà. Se ne accorge mentre fuori albeggia, e uno stormo di gabbiani segue una chiatta lungo il fiume.  C’è monocromo silenzio nelle quarantotto stanze del suo appartamento mentre lo yen, la moneta giapponese, è salita ancora durante la notte. Al piano terra le limousine bianche giacciono parcheggiate come un serpente albino, pronte ad inghiottire le loro prede a diversi zeri. “Chissà dove vanno tutte queste limousine di notte?”, si domanda Packer mentre Torval, la sua guardia del corpo, gli sconsiglia di attraversare la città proprio oggi che sono previste manifestazioni e l’allerta è massima. Packer però ha deciso:  è arrivato il momento di aggiustare il taglio dei capelli, e poco importa se si dovrà attraversare tutta Manhattan a passo d’uomo fino a Hell’s Kitchen…
È difficile scrivere a proposito di Cosmopolis, opera con cui Don DeLillo, maestro della narrativa postmoderna americana, ha salutato il nuovo millennio. Si tratta di un romanzo denso e concentrato, che nelle sue profetiche 180 pagine alterna dissertazioni tecno-filosofiche a momenti di surreale suspense. Durante il suo percorso newyorchese, Packer ospita nella sua limousine varie persone: amici, dipendenti, amanti e con l’aiuto di ciascuno di loro ricostruisce la sua immagine, quella di un giovane  che è già vecchio, divorato dal benessere e da un tedio multimilionario, costantemente bramoso di qualcosa che sia in grado di scuoterlo dalla propria apatia. DeLillo, novello Joyce, dilata i tempi attraverso le parole e le riflessioni dei suoi personaggi, interrogandosi e interrogandoci sul futuro, uno spazio temporale reso inesistente dalla costante volatilità del presente. Volatilità affettiva, monetaria, finanziaria, lavorativa. Solo le infinite frammentazioni del presente contano: nanosecondi, zeptosecondi, yoctosecondi.  Tempo, informazioni, denaro: non c’è spazio per nient’altro nel futuro. Nel 2008 questa idea di futuro cesserà di esistere e prenderà il nome di “crisi economica”, alimentando dibattiti e proteste in ogni parte del mondo occidentale, le prime proteste della storia rivolte contro il futuro stesso. Questo però non è un romanzo, e io mi fermo qui.

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