Costellazioni del crepuscolo

Costellazioni del crepuscolo

Ermete Carafa è il servo fedele della famiglia Pallavicino, simbolo di una nobiltà in decadimento, la cui villa viene progressivamente smembrata e la biblioteca distrutta. Bada notte e giorno alle esigenze della vecchia contessa di cui ha sposato la figlia Ortensia, donna dissoluta e pazza tanto quanto la suocera che in gioventù, assatanata e senza scrupoli, incaricava Ermete di portarle a palazzo giovani contadini che, gareggiando a ingoiare clementine, diventavano poi lo “sposo di turno”. Per lei ha sempre procurato ogni cosa, non certo con spirito amorevole e compassionevole, ma con subdola e servizievole tenacia. E anche ora, che in luogo dei giovani amanti procura pitali sostituendoli ai preziosi libri che sono diventati preda dei contadini e materia da ardere, attende che l’anziana muoia e la legge annulli il suo matrimonio, in favore del suo amore di Griselda, bambola di plastica muta e bella. Tormentato da incubi e visioni spettrali, e nel ricordo vischioso e doloroso della piccola figlia morta cadendo da una balaustra, Ermete perde progressivamente i suoi poteri di servo fedele e amministratore, disconosciuto e allontanato, sempre più preda dei suoi fantasmi che sembrano attenderlo sull’orlo della morte. E proprio il suono della morte corrisponde alle melodia di un violino e alla musica di alcuni misteriosi orchestrali che nelle cantine di un ospizio scandiscono un tempo che è anche un lamento e un richiamo in stanze che progressivamente si spostano, si riempiono e si svuotano lasciando sulla soglia una moltitudine di scarpe vuote…

Dall’uscita per Meridiano Zero nel 1999 son passati quasi vent’anni, ma il romanzo Cronaca di un servo fedele di Francesco Permunian ritrova ora una nuova luce e torna in vita. Ed è di certo una vita strana la sua, con una voce altrettanto strana e fuori dagli schemi, costellata davvero da incubi che ne impregnano l’aria, ma con un timbro niente affatto gutturale. Grottesca a volte, questo sì, ma allo stesso tempo ricercata ed efficace. La figura di Ermete incute timore, irrita e disgusta, caratteristiche che lo rendono forte e misterioso ai nostri occhi. Seppure servo, seppure subdolo, ha la capacità di infatuarci nei suoi deliri e nel racconto di quelli della vecchia contessa. La povertà della vita resta sullo sfondo, con certe miserie e manchevolezze che sono poi quelle di tutti. Tra tutte, l’ignoranza, la povertà di pensiero, la miseria di sentimenti. La fedeltà del servo fedele in questo caso è rivolta tutta a sé stesso, in un circolo vizioso che porta al dissipamento dello spirito prima ancora che del corpo. Alla storia di Ermete si aggiunge poi una raccolta di altre visioni, di immagini simili a pulviscolo e che vanno a formare quelle costellazioni crepuscolari che sono titolo dell’opera e, si legge nella nota dell’autore, vero e proprio “incubatoio letterario – un’arca di inesauribili incubi contagiosi e deliranti” utili per la formazione del mondo di Ermete e della vecchia contessa. A dare poi un confine alle costellazioni, l’ulteriore riedizione del romanzo Camminando nell’aria della sera, uscito nel 2001 per Rizzoli, simile e eppure dissimile al personaggio del servo, qui impersonato da Porfirio Paras, anziano medico che dalla finestra del suo studio affacciato sul lago di Garda assiste ed elenca le follie degli abitanti del paese in cui vive e opera.



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