Costretti a sanguinare

Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

“I capelli sono fondamentali – bisogna tenerli dritti – all’insù – come spilli o borchie taglienti – sono un simbolo importante – le punte rigide significano odio – i capelli devono stare in piedi – incazzati con il mondo intero…”. 1977, Baggio, Lombardia. L’estetica, la filosofia e la musica punk fanno capolino in una provincia italiana grigia e conformista, ma tutto è una pallida imitazione, patetica e provinciale. Tra i giovani italiani dominano i “cinesi”, i capelloni di estrema sinistra, convinti che i punk siano “fasci” da combattere. A Londra ci sono tante band toste, negozi che vendono magliette e accessori introvabili in Italia, migliaia di punk con le creste colorate che pogano. A Milano c’è Gianni Mustacchia, ex militante di Avanguardia Operaia e bassista del gruppo demenziale Kaos, che fiuta l’affare e si dà da fare per organizzare concerti dove però di punk c’è ben poco. La sua ragazza, Jo Squizzo, è la cantante delle Kandeggina, un gruppo femminile che fa furore, e attorno a loro si crea una comitiva di ragazzi che cercano di farsi largo e di esprimere la loro rabbia. Tra di loro Marco, soprannominato Philopat dalla batterista delle Kandeggina perché secondo la ragazza assomiglia ad un personaggio di un cartone animato ungherese. Lui e il suo amico Celio sono “i primi punk che si vedono per strada anche nei giorni feriali”, con i loro outfit fatti in casa copiando dalle fanzine straniere, i capelli saponati e l’aria truce. Con gli amici Lucy, Nino, Gianmaria e Carlo, Marco fonda gli HCN (acido cianidrico), una tostissima band che fa “rumore, non musica”…

Dopo le varie edizioni per ShaKe - ormai quasi introvabili - e quella Einaudi troppo lontana dallo spirito originale, Agenzia X ripropone finalmente in un’edizione filologicamente corretta completamente rivista e corredata – come nel 1980 – della breve graphic novel I love livin’ in the city del compianto Professor Bad Trip Costretti a sanguinare (il titolo deriva da una canzone dei Germs), l’epopea di Marco Philopat, figura storica dell’underground italiano. La fotografia lucida e impietosa di sette anni (1977-1984) durante i quali si passa dal Movimento all’eroina, dall’utopia al riflusso, dal passamontagna alla cravatta. “In realtà c’erano anche molte, persone, migliaia di giovani, che rifiutavano sia l’eroina che la logica del riflusso”, ha raccontato qualche anno fa Philopat in un’intervista. “Chiaramente non si trattava di un movimento delle dimensioni di quello degli Hippie nei Sessanta, o di quello del Settantasette. Però fu una risposta, forse l’unica, adeguata a quello che si viveva in quei periodo”. Sui marciapiedi di una Lombardia in bianco e nero fotocopia (come le fanzine dell’epoca) un gruppo di ragazzi vivono ribellione e impegno, disperazione e passione, mossi da un’energia sotterranea e virulenta che non sanno spiegare. Il libro non solo parla di punk: è scritto punk, senza punteggiatura, con fastidiosi trattini che crivellano un fiume ininterrotto e magmatico di parole, un rumore di fondo elettrico ed emozionante. Viene da pogare, leggendolo. Somiglia alla memorabile copertina della rivista “Sniffin Glue” in cui apparivano due rozzi disegni di un manico di chitarra con i tastini neri e la scritta: “Questo è un accordo – questo è un altro – ora fatti una band!”, che più di tanti discorsi esemplificava l’approccio rivoluzionario del punk alla musica e alla vita. Costretti a sanguinare è una testimonianza preziosa, una fotografia impietosa, un pezzo di storia italiana.



 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER