Creatura del fuoco

Creatura del fuoco
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Inghilterra, fine anni Ottanta. John Cunningham pratica una terapia molto particolare, forse per questo è apprezzato come psicologo. Anche il suo hobby è del tutto particolare. John ha una seconda vita come Jack Cannon, pseudonimo utilizzato per scrivere romanzi horror di discreto successo. Le due personalità non conducono una vita esaltante ma passabilmente equilibrata. Ci pensa Tony Smith, però, a minare l'equilibrio fra i due. Tony e le sue psicosi, i suoi incubi ricorrenti, ciò che racconta a John durante l'ipnosi. Jack lo capisce subito, glielo dice il suo fiuto da scrittore: è un incubo perfetto per un libro di successo, quello che Tony racconta...
Inizio prudente, a scartamento lento. Una narrazione quasi "puntillistica", a salti continui, che lascia volutamente buchi temporali nella percezione del lettore. Come se l'autore desiderasse spezzettare la trama lineare del tempo e sostituirla con un ordito molto più difficile da decodificare: l'ordine interno della mente. Proprio la complessità delle dinamiche interne alla psiche umana è uno degli ingredienti fondamentali di questo romanzo fanta-horror. Scritto e pubblicato negli anni Ottanta, in uno dei periodi più produttivi dell'autore, letto oggi mostra tutti i segni del tempo passato. Lo stesso ritmo narrativo estremamente lento testimonia di anni in cui si leggeva con calma, senza dover approfittare dei ritagli nelle giornate. Altro ingrediente "d'altri tempi" è la descrizione della tipica vita in provincia. Secondo una prestigiosa tradizione letteraria, l'incubo risiede in provincia (stavolta la provincia inglese, non americana). Proviene dal profondo della terra e si nutre delle paure più inconfessate. Paure anni Ottanta, naturalmente.

 

 

 

 
 
 
 

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