Creatura di sabbia

Creatura di sabbia
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Ahmed, un’ombra che si aggira silenziosa per casa, sempre più isolato nel suo ritiro nella stanza in alto vicino alla terrazza. È il signore e padrone, esercita la sua autorità con distacco e cinismo su sette sorelle e una madre che fino alla sua nascita era stata marchiata dalla colpa di non saper generare figli maschi. La sua autorità, il suo potere sono il frutto di anni di un’impostata educazione, derivano sia dall’infanzia trascorsa negli hammam femminili ad ascoltare le parole che si librano sopra nuvole di vapore, che dalla scuola a cui la sua condizione di maschio lo ha fatto accedere e dalla pubertà trascorsa negli hammam maschili ad osservare la virilità ostentata e i suoi segreti commerci. Il suo potere deriva dallo studio della scienza, della letteratura, della poesia, che sono privilegi il cui valore non sfugge ad Ahmed, tanto quanto dalla possibilità di osservare e comprendere le dinamiche prettamente maschili che stanno dietro la conduzione degli affari che lo porterà a governare la bottega paterna con polso sempre più sicuro; infine, il potere di Ahmed deriva dalla sofferenza, dalla forza che ha saputo infondere alla creatura che suo padre, sua madre e una levatrice compiacente, hanno costruito strappandola al destino di ottava figlia. Lui sarà artefice del proprio destino a partire dal momento in cui prende coscienza della propria duplice natura, dei seni soffocati da una fascia che è come si stessero gonfiando verso l’interno del proprio corpo, del sangue segreto tra le sue gambe e del potere che gli deriva dal mondo della conoscenza che suo padre gli ha dischiuso. Un destino in cui non potrà fare a meno di trascinare con sé una vittima sacrificale: sua cugina Fatima, la moglie che sceglie di affiancare alla propria sofferenza, menomata ed epilettica, nonché figlia del principale antagonista di suo padre all’interno della famiglia…

Ahmed è una creatura sfuggente, che si nega la tenerezza come si nega l’esternazione delle emozioni. Ahmed è un uomo con una donna imprigionata al suo interno ed è sempre più consapevole che questa creatura crescerà fino al punto di dover esplodere, se non fa qualcosa. Ed ecco che la creatura che non ha mai avuto nemmeno un nome femminile, in una dimensione onirica si concede di diventare donna, e le due metà si ricompongono in un unico coacervo di sofferenza nelle pagine del quaderno in cui Ahmed riversa la propria essenza intossicata. La storia di Ahmed è un riflesso in un gioco di specchi sapientemente creato da un eccelso cantastorie di strada che nel raccontarla ne ricompone i frammenti. Il cantastorie si proclama custode del diario di Ahmed e ne condivide ogni giorno degli sprazzi, organizzando il viaggio esistenziale della creatura come un percorso attraverso sette porte più o meno simboliche. La sua voce non basta, però a soddisfare le necessità narrative ed ecco che i frammenti si ricompongono attraverso i contributi di voci di contraltare che punteggiano il pubblico assetato di dettagli, tra le quali spiccano il fratello di Fatima e un bibliotecario cieco di Buenos Aires, in un gioco delle parti che è ammiccante omaggio a Borges come a Eco. Uscito in Francia nel 1985, Creatura di sabbia è uno dei tentativi meglio riusciti della produzione letteraria di Tahar Ben Jelloun di dare corporeità, carne e sangue ad un’idea post-coloniale dell’Africa che era, nella migliore delle ipotesi, evanescente e mistificata. Ahmed è una creatura nata dalla negazione, metafora delle mille e mille donne che nelle società maghrebine come quella marocchina degli anni ’70, tentavano di costruire la propria identità a partire dai brandelli dei ruoli rigidi come sudari che la cultura tradizionale aveva loro cucito addosso. L’immagine femminile, nonostante sia costantemente raccontata da occhi e parole maschili è quella che erompe potente dalla narrazione di un Ben Jelloun prossimo vincitore del Premio Goncourt. È un’immagine prova di mistificazioni, sfuggente e a tratti quasi sfottente quella che l’ironia dell’autore consegna alle bocche dei narratori, un’immagine della donna maghrebina, che se non può prescindere dalla tradizione incarnata dalla disgraziata e sofferente Fatima, moglie fantoccio e vittima delle tradizioni familiari, si arricchisce dell’ammiccante contributo che scorre sottotraccia e che è costituito dalla forza di Ahmed e del suo alter ego femminile che si libera potente in una dimensione onirica. La bellissima edizione critica Einaudi, corredata dagli scritti di Egi Volterrani, Sergio Zoppi, Stefano Giovanardi, Natalia Aspesi, Pier Vittorio Tondelli, è una preziosa opera di ricomposizione ragionata del pensiero, del linguaggio, del contesto socio-politico postcoloniale.



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