Credetemi, c'ho provato

Credetemi, c'ho provato
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“Sono bianca. E lo sono anche mia madre e mio padre. Mia sorella è figlia dei miei stessi genitori: siamo assolutamente, completamente bianchi. Americani bianchi d’origine europea. Bianchi, bianchi, bianchi, bianchi, bianchi, bianchi, bianchi, bianchi. Credo sia importante chiarire questo punto, perché quando descrivo la mia infanzia a qualcuno – gli anni passati a spostarci da una chiesa nera battista all’altra, le squadre di basket all-black, le ore trascorse sotto le abili mani di qualcuno che mi intrecciava i capelli – spesso mi sento chiedere: “Chi è nero, nella tua famiglia?”. Nessuno. Siamo tutti bianchi”. Rainer Valley, zona sud di Seattle, abitata prevalentemente da bianchi e asiatici negli anni ’70 e ai nostri tempi popolata esclusivamente da gente di colore, orgogliosa delle proprie radici. La piccola Mishna, indole goffa e insicura, non sa davvero come fare per integrarsi nella comunità. Il punto è che suo padre è seriamente convinto di essere nero: catene al collo, in fissa per Charlie Parker e Malcolm X, capelli da afroamericano con tanto di permanente e berrettino Kangol… per nulla in crisi di identità. Lui si sente così, uno del quartiere e non c’è nessuno che possa fargli cambiare idea! Mishna, però, è una vera frana nel ballo, non sa cantare, è la peggiore giocatrice di basket in una squadra 100% cioccolato e non è neanche capace di farsi valere nelle gare di salto a Doublé Doutch. Il padre la pressa, vuole che sia una vera “sorella”, la sprona a diventare nera, ché se non lo sei nel colore della pelle devi fare di tutto per diventarlo nello spirito, giù giù, sino all’ultima viscera. Il rapporto con sua madre (buddista in aria di depressione) non è certo migliore: decide di chiudere con la comunità, lascia il marito e iscrive Mishna a una scuola per bianchi upper class, realtà parimenti difficile perché nuova, quotidianità che chiede forza di carattere per essere notati oltre i pregiudizi e le critiche di chi non ti conosce...
L’americana Mishna Wolff, modella e umorista al suo esordio letterario il cui titolo originale è I am down!, ha evidentemente vissuto sulla propria pelle questa drammatica (esilarante per chi legge) esperienza di vita. Perché lei, nel povero quartiere di Rainer Valley, ci ha davvero vissuto e ha provato in tutti i modi ad essere ‘una di loro’. Raccontate con una comicità grottesca che conquista senza alcuna difficoltà, le vicende di Mishna (la prima volta in cui desidera essere nera ha appena sei anni) sono la rappresentazione del conflitto tra razze e classe sociale in America, un tema sempre caldo che costringe a fare i conti con il concetto di identità personale, riconoscimento nei modelli prevalenti, tentativo di armonizzare il proprio io con quello degli altri. Impresa non semplice, percorso di crescita doloroso e complesso che Mishna propone con uno stile a metà tra il black humor inglese, lo street-pop e il romanzo di formazione tout court. Una saga famigliare imperdibile che conferma la capacità ironica dell’autrice originaria di Seattle oltre a puntare l’attenzione sul focus della commistione razziale. Per la sua bravura è stata selezionata dal Sundance Lab come una delle partecipanti al programma di sviluppo della sceneggiatura tratta da questo stesso romanzo.

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