Crepuscolo

Crepuscolo
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Harold e Raymond McPheron stanno rientrando a casa, nella loro fattoria abbastanza lontana dalla cittadina di Holt. È sera inoltrata. Li attende Victoria con la sua piccola Katie. Ha preparato la cena per i due anziani allevatori. Entrambi sono felicissimi di vederle. Ma sanno che questa è la loro ultima sera assieme. La mattina seguente Victoria e Katie partiranno per Denver: Victoria potrà tornare a scuola, prendere il titolo di studio che non è riuscita a conseguire prima della nascita di Katie e cercare una vita migliore. Entrambi gli uomini sanno perfettamente che aiutarla economicamente e permetterle di avere una vita diversa da quella che potrebbe avere in una piccola città come Holt è il minimo che possano fare per lei e per Katie. Ormai sono come due figlie per loro. Certo, sarà terribile, sentiranno la loro mancanza, ma non devono e non possono essere egoisti. DJ vive con suo nonno. È un ragazzino dall’intelligenza vivace ma allo stesso tempo molto introverso. Non ha amici a scuola. Le uniche due ragazzine con cui parla sono le sue vicine di casa, Dena e la sua sorellina. Lo fa un po’ per senso di educazione. La loro mamma gli fa fare dei piccoli lavoretti e quei soldi gli servono per aiutare un minimo suo nonno, con cui vive dalla morte dei suoi genitori, che si prende cura di lui. Tra DJ e Deana, lentamente, nascerà una profonda e indissolubile amicizia. Rose Tyler, continua, intanto, da buona assistente sociale, a prendersi cura di molti degli abitanti di Holt: conosce tutti, sta diventando il punto di riferimento della comunità, cerca di essere sempre presente, sempre disponibile, di alleggerire i problemi altrui…

Chi, come me, ha già letto Benedizione e Canto della pianura (i primi due libri della trilogia di Kent Haruf già editi in Italia) ha atteso la pubblicazione di Crepuscolo con molta impazienza. Molti dei personaggi e delle storie narrate portano a conclusione quanto già iniziato nei volumi precedenti. Si tratta di tornare in un luogo che, seppur immaginario, abbiamo amato e abbiamo sentito come fosse “casa” immedesimandoci nelle vicende dei protagonisti, soffrendo con loro, condividendo le loro paure e le loro delusioni. Crepuscolo porta a termine il lavoro dello scrittore americano. Lo fa con una dolcezza e con una tale profondità che commuovono in più parti del romanzo. Del resto non potrebbe essere altrimenti. La prosa è sempre allo stesso tempo paratattica e chirurgica, colpisce dritto al cuore, fa centro sempre, è fluida ma allo stesso tempo compatta (e lo so che sembra impossibile ma Kent Haruf ci riesce a tenere assieme tutto).Haruf lavora per sottrazione, elimina ciò che può parere superfluo, e ciò che resta è un tesoro inestimabile e rasenta la perfezione stilistica. Riesce a portarci al centro dei sentimenti umani, nella parte più segreta della nostra anima a cui noi non diamo mai accesso a nessuno. Riporre sullo scaffale questo libro è molto difficile. Ci sono degli “arrivederci” che non si compiono mai. Vorresti ricominciare a leggerlo, magari lo riprendi e lo leggi a tratti, saluti ancora tutti gli abitanti di Holt e ti sembra di lasciare lì, in un luogo immaginario del Colorado, un pezzo di te. E soprattutto comprendi la grande lezione che ci ha lasciato Kent Haruf: l’umano si salva (forse) solo con le piccole azioni quotidiane, con i gesti di gentilezza inaspettata, con i sorrisi improvvisi, con la bellezza struggente della quotidianità.

 

 

 

 
 
 
 

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