Cronaca di lei

Cronaca di lei

Milo One Way Montero è un pugile “venuto dal niente”, campione europeo e mondiale. Ha sempre sfidato i colpi degli avversari senza arretrare mai, con coraggio, con determinazione, “sempre avanti, faccia a faccia”. Poi un problema a un occhio lo costringe ad una pausa forzata di un anno, due interventi, il recupero e la voglia di rimettersi in gioco per difendere i titoli conquistati. Sono quindi i giorni della preparazione atletica, degli allenamenti duri, intorno a lui sua sorella Irene, “quella che gli permette di essere quello che è”, colei che gestisce, amministra, supervisiona l’ingente giro d’affari alimentato dal brand che porta il nome del fratello. Lo staff che li circonda è apparentemente devoto e presente: “Viktor, preparatore atletico e fisioterapista di Milo, Carola, assistente di Irene” e poi Sciuto, il primo allenatore di Milo e Denis, il giovane e fidatissimo autista. Ma accanto a Milo, nelle settimane che precedono l’incontro con lo sfidante al titolo europeo, Mayer, c’è soprattutto una donna bellissima che lo ha conosciuto tempo prima e che, a dispetto delle perplessità iniziali del clan, sceglie di vivere con lui. La ragazza fa la modella. Qualche servizio fotografico, non una carriera memorabile ma un viso indimenticabile su un corpo perfetto. Leo Ruffo, scrittore, incaricato da Irene di scrivere la biografia di Milo, osserva ogni cosa, raccoglie le dichiarazioni di tutti coloro che circondano l’atleta, fino a diventare testimone scomodo di eventi ai quali mai avrebbe pensato di assistere. Infatti proprio durante la festa per la vittoria di Milo agli Europei succede qualcosa di irreparabile e quell’ingranaggio all’apparenza perfetto si guasta abbattendosi come una tempesta sui destini di tutti i protagonisti…

Di Alessandro Mari è impossibile dimenticare il libro d’esordio, Troppa umana speranza (2011), un kolossal ambientato in epoca rinascimentale che ha superato in breve tempo le ventimila copie vendute. A distanza di sei anni, con alle spalle una carriera poliedrica come scrittore, traduttore e autore di programmi per la televisione, Mari torna alle stampe con questo nuovo romanzo in cui la boxe finisce per diventare un’inappuntabile metafora della vita. Il libro è a tutti gli effetti una “cronaca” asciutta, essenziale e attenta, un resoconto dettagliato dei movimenti, delle abitudini e dei gesti dei protagonisti. Lo stile si autolimita e l’incedere è spesso meccanico, non c'è traccia di sentimentalismo e l’amore, la fatica, il tradimento, il dolore vengono tratteggiati con la scarna oggettività che spetta ad un testimone esterno. Quattro sono i personaggi principali attorno ai quali ruota il destino di tutti gli altri: Milo, sua sorella, Irene, la ragazza senza nome e Leo Ruffo. Destini gemelli perché accomunati dalla stessa fatica di vivere, da ferite diverse ma ugualmente dolorose, uomini e donne più vittime che carnefici, schiavi di un meccanismo perverso in cui l’agonismo sposa la sofferenza. La ragazza è la prima a rendersi conto che gli ingranaggi che regolano la vita di Milo sono catene spesso insopportabili: ci sono gli allenamenti, le serate per gli sponsor, gli shooting pubblicitari e una pressione costante su ogni attimo del quotidiano. Lei e Milo “cercano qualcosa. Lei qualcosa dentro di sé, forse o qualcuno come loro. Lui un altro momento senza il pensiero di ciò che deve fare e di ciò che non può fare”. Si amano senza trovare le parole per dirlo, i corpi diventano quindi veicoli delle loro emozioni, spostano aria al passaggio e invadono lo spazio svuotato dal resto. Entrambi covano la rabbia di un riscatto dall’indigenza, dalle difficoltà e dalla paura di essere invisibili, ma finiscono per essere anelli di un’unica catena che costringe la loro libertà e li rende prigionieri. La vita è come un ring, si combatte per mantenere il titolo, i privilegi, lo status o il denaro, si colpisce duro per non cadere per primi e si resta in piedi anche nel dolore di ferite che non guariranno. Ed è proprio così che arrivano queste trecento pagine, come un pugno nello stomaco che non lascia respirare e non dà tregua dall’inizio alla fine. Ci sono strade che vanno percorse e verità che bisogna trovare il coraggio di guardare perché “alla fine andiamo tutti incontro alle cose” anche quando quelle cose cominciano a crollare, anche quando ci accorgiamo, nell’inevitabilità di scelte necessarie, che “non c’è disperazione senza aver sperato”.



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