Cronaca nera

Mercoledì 28 agosto 1963. Quel giorno si svolge la marcia per i diritti civili a Washington DC: ad ascoltare Martin Luther King pronunciare il discorso di “I have a dream” ci sono quasi 300.000 persone, e almeno 50.000 sono partite da New York. La città quindi è semivuota, ma Janice, Pat ed Emily – tre ragazze di buona famiglia sui vent’anni che convivono in un appartamento al terzo piano di 57 East 88th Street, nella Upper East Side di Manhattan – non si sono mosse. Janice lavora a “Newsweek”, Pat alla Sezione ricerche della Time-Life ed Emily deve cominciare un lavoro da insegnante in autunno. Quel giorno insolitamente è Janice a rimanere a casa: deve andare in ufficio più tardi, alle 11. Però non si presenta. Agitazione, telefonate che si intrecciano. Anche Emily scompare, ha appuntamento con un’amica per pranzare insieme. Però non si presenta. Agitazione, telefonate che si intrecciano. Pat torna a casa alle 18.25 come ogni giorno, apre la porta e trova l’appartamento al buio, tranne una striscia di luce che passa da sotto alla porta della stanza di Emily. Pat apre la porta e trova la stanza messa a soqquadro e i cadaveri di Janice ed Emily, massacrate a coltellate… Giovedì 12 febbraio 1976. A Hollywood due poliziotti ricevono una chiamata dalla centrale. Un uomo a terra in Holloway Drive, probabile omicidio. È un vicolo dominato dal Park Wellington Towers, un complesso di appartamenti abbastanza nuovi, di medio livello. Ci abita parecchia gente del giro del cinema, “omosessuali e ragazzi alla moda”. Gli agenti trovano un uomo steso supino, a circa metà del vicolo. Inginocchiati accanto a lui un ragazzo e una ragazza, che cercano di rianimarlo. Ha una ferita da coltello all’altezza del cuore, sotto il corpo una larga pozza di sangue. Sparsi sull’asfalto un paio di occhiali da sole, una rubrica rossa, le chiavi di una macchina e una busta di carta con dentro una fetta di torta avvolta nel cellofan. Arriva anche l’ambulanza ma non c’è niente da fare, l’uomo è morto. Si tratta di Sal Mineo, un attore di secondo piano che ha recitato accanto a James Dean in Gioventù bruciata e ne Il gigante

Sgombriamo subito il campo dai dubbi: Cronaca nera non è il nuovo libro di James Ellroy. Si tratta della raccolta in volume di due lunghi articoli pubblicati rispettivamente su “Vanity Fair” nel 2017 (il testo originale è all’indirizzo https://www.vanityfair.com/style/2017/10/james-ellroys-buzz-m-for-murder) e “Hollywood Reporter” nel 2018 (eccolo: https://www.hollywoodreporter.com/features/investigation-murder-sal-mineo-1169880). In questi articoli Ellroy ripercorre – a suo modo – due fatti di cronaca nera che hanno colpito profondamente l’opinione pubblica statunitense. Due casi che hanno poco in comune, se non il fatto che entrambi sono stati gestiti dalla polizia in modo a dir poco discutibile: ed è proprio concentrandosi sulle attività investigative che Ellroy procede (con la preziosa collaborazione di Glynn Martin, ex ufficiale del Los Angeles Police Department e attualmente direttore del LAPD Museum), unendo in un mix inedito un linguaggio da verbale di polizia al suo stile immaginifico, esplosivo. Il cosiddetto “career girls murder” – quello che lo scrittore di Los Angeles analizza per primo – è passato alla storia perché dei delitti fu accusato, dopo assurde forzature degli investigatori, il giovane afroamericano George Whitmore Jr., che si fece quasi 3 anni di galera prima di essere scagionato e assolto e la vicenda ispirò alla Corte Suprema USA le linee guida per il cosiddetto “Miranda Rights”, cioè la formula che viene recitata ai sospettati durante l’arresto (“Hai diritto a rimanere in silenzio” etc etc) e che abbiamo visto in innumerevoli film e serie tv. Anche l’omicidio Mineo ha avuto una storia tormentata: il colpevole, un giovane che consegnava pizze a domicilio di nome Lionel Williams, fu individuato soltanto due anni dopo e incastrato grazie alla testimonianza della moglie. Anche in questo caso, l’ostinazione degli investigatori a battere la pista degli ambienti omosessuali si rivelò pretestuosa e dannosa per il buon esito delle indagini. Breve e intenso ma un po’ involuto, questo Cronaca nera è comunque un buon appetizer in attesa che Ellroy torni a raccontare, come solo lui sa fare, l’american nightmare.



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