Cronache della discordia

Cronache della discordia

Nella Sala dei Mappamondi di Palazzo Chigi, il giovane e carismatico premier Mirko Bazzi attende l’arrivo della Ministra per i Rapporti con il Parlamento, Marcellina Locarno, un simulacro di bellezza che ha sdoganato l’attenzione all’estetica anche nei banchi della sinistra italiana; la sua piacevolezza, però, serve soprattutto a mascherare la sua totale inadeguatezza e la malcelata stupidità. Bazzi è diventato primo ministro in seguito all’ennesima crisi di governo e senza misurarsi con il voto degli italiani, quindi ha deciso di investire tutte le sue energie in una nuova riforma elettorale in grado di semplificare il meccanismo di voto e di designare un vincitore in maniera chiara e inequivocabile. Tutte le amministrazioni comunali verranno sciolte e andranno al voto, in base ai risultati verranno assegnati dei delegati regionali e lo schieramento che ne avrà di più sarà legittimato a governare. Ma non solo: molti piccoli comuni verranno accorpati, per una semplificazione amministrativa ma anche per superare i campanilismi e le divisioni fra i paesini. A Bazzi sembra una legge elettorale fenomenale, perfetta e semplice, di sicuro tutti gli saranno grati per aver dato al Paese finalmente la governabilità e la stabilità. Molto più scettico è il Ministro dell’Economia Evaristo Paoloni, che da esperto di statistica intravede la possibilità che ci sia un pareggio e la paralisi del Paese; rimane inascoltato, ma il suo pensiero il giorno delle elezioni si manifesta come la più nefasta profezie, e fra le regioni andate al centrosinistra e quelle toccate al centrodestra si ha una sostanziale parità. L’ago della bilancia risulta la Basilicata, ma anche qui permane lo stallo: nel comune di Fiumesecco, nato dall’accorpamento di Montesole e Paludazzo, due comuni fra i quali vige solo odio puro e rancore, nessuno dei due candidati prevale. Parità assoluta insomma, dovuta a vecchi rancori di due paesini con cui nessuno ai piani alti sembra aver fatto i conti. L’unico che non cede all’odio è il giovane Riccio, che pur essendo di Paludazzo è innamorato cotto di Fulvia Chiarelli, figlia del sindaco uscente di Montesole…

Francesco Marocco è un autore di origini baresi che attualmente vive a New York, di professione architetto. Il suo primo romanzo (del 2012) è Mai innamorarsi ad agosto, edito da Fandango. Non immaginiamoci qui un’Italia di borghi medievali, ma il profondo Sud dimenticato da Dio e soprattutto dalle istituzioni. Non a caso l’autore apre in esergo con una citazione di Carlo Levi tratta da Cristo si è fermato a Eboli. Il divertente romanzo è quindi la narrazione del tentativo del premier Mirko Bazzi di uscire dalla palude dell’ingovernabilità (parole che potrebbero essere tratte pare pare dal discorso di qualche giovane e rampante leader dell’Italia reale), e su tutt’altro fronte dei tentativi di Riccio di essere notato dalla ragazza dei suoi sogni. Il Paese satirizzato appare un posto di conflitti irrazionali e odi immotivati, dove la politica vorrebbe dire basta alle rivalità e invitare i cittadini a guardare oltre il proprio orticello, ma volendo si può rovesciare la prospettiva e provare a tessere un elogio della diversità e della complessità, contro la semplificazione calata dall’alto. C’è una ridda di personaggi, sia primari che secondari, tratteggiati con grande efficacia a restituire ognuno un significato simbolico: il Gran Cavalier Lasaiette al quale viene imputata la nascita dell’odio fra i due paesini, l’arcigno tronista Bisonte con un passato da stopper del Napoli, la triste ex miss che ora si vede meno bella e in declino e vuole un figlio, il giornalista Piero Fischioni che per una fortuna enorme si trova nel luogo dello scoop del secolo, la professoressa Quintina Lobasso e la sua concezione della letteratura come medicina. In ultima analisi, emergono l’incredibile inadeguatezza della classe dirigente, la totale assenza di riferimenti nel periodo del postideologico imperante (il candidato del centrosinistra Gino Matera si vanta addirittura di non aver mai votato comunista) e la gente vota esclusivamente per convenienza, soppesando con cura qual è il candidato che può portare il beneficio più importante. La speranza però non muore, ed è rappresentata dall’amore di Riccio, perché l’amore a differenza delle leggi forse può riuscire a “unire ciò che Dio ha diviso”.



 

 

 

 
 
 
 

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