Cronache marziane

Cronache marziane

Ohio, gennaio 1999. Sono bastati pochi istanti per tramutare il gelido inverno in un deserto. Un attimo, e la lunga onda tiepida è passata sulla cittadina per sciogliere tutti i rimasugli di ghiaccio, come se qualcuno avesse lasciato aperta la porta di una panetteria. L’evento è ricordato da tutti come “l’estate del razzo”, perché proprio la sua partenza fece arrivare d’improvviso l’estate sopra la Terra… La bella casa nel pianeta Marte aveva delle colonne di cristallo da cui si poteva osservare la signora K mangiare i suoi frutti d’oro, o il signor K leggere un libro in metallo, con dei geroglifici in rilievo: uno strano libro che quando sfiorato cantava come un’arpa, portando fra le pareti della stanza una voce antica e dolce che cantava. Così passavano le loro giornate da vent’anni, i due coniugi, nella loro casa ai piedi del mare estinto… Nell’agosto del 1999 i coloni su Marte ascoltavano la voce melodiosa della donna sul palcoscenico. Nessuno però capiva le sue parole, cantava in una lingua sconosciuta: “She walks in beauty, like the night/ Of cloudless climes and starry skies; And all that's best of dark and bright/ Meet in her aspect and her eyes…” e mentre tutti si interrogavano sulla provenienza del canto, lei all’improvviso fuggì fra le lacrime… Timothy e la sua famiglia partono per una lunga vacanza. Il padre infatti, dopo aver trovato chissà dove un razzo, ha deciso di affrontare un viaggio fino a Marte con l’intenzione, almeno così aveva detto il padre a sua moglie e ai suoi tre figli, di fare una gita di pesca. Proprio per questo motivo i cinque si trovano ora fra i ciottoli marziani e le acque violette del canale a bordo di un rumoroso motoscafo…

Quando Ray Bradbury comincia a scrivere i primi racconti che andranno a far parte della raccolta Cronache marziane, pubblicata per la prima volta nel 1951, è il 1946: proprio negli anni del dopoguerra Stati Uniti e Unione Sovietica avevano appena ripreso la competizione nota come “corsa allo spazio” portata avanti dal Programma Spaziale Sovietico da un lato e dalla NASA (costituitasi formalmente nel 1958) dall’altro. L’argomento è dunque caldo e attuale, e le fantasie sulla colonizzazione di altri pianeti, Marte in primis, sembrano più verosimili che in passato. Considerato un classico della fantascienza, Cronache marziane, pur avendo la forma di racconti brevi, si può considerare un corpus unico unito dalla tematica della colonizzazione del Pianeta Rosso da parte dell’umanità, con un finale sorprendete che capovolge le premesse. Il periodo in cui sono ambientati i racconti parte dal gennaio 1999 e arriva fino al 5 agosto 2026, da qui la dicitura “cronache”, utilizzato per il titolo, perché la raccolta si può leggere come un vero e proprio diario, pur scritto da un narratore esterno e con dei protagonisti che cambiano di racconto in racconto. Come altre opere di Bradbury, Cronache marziane è un ibrido fra il genere fantascientifico e la riflessione sociologica e antropologica: i racconti sviluppano infatti delle trame che danno molta più importanza alle azioni e alle sensazioni dei loro protagonisti piuttosto che alla descrizione meticolosa delle tecnologie aliene come invece capita nei romanzi e nei racconti di science fiction “puri”. Poetica e mai banale, la parabola discendente del Pianeta Rosso descritto da Brudbery è considerata a ragione un capolavoro stilistico e formale in cui una serie di incidenti che si verificano sulle colonie terrestri sono l’accidente che consente all’autore di addentrarsi in un viaggio non solo attraverso lo spazio ma anche all’interno dell’animo umano e delle sue ataviche pulsioni (positive e negative) verso l’avventura, la scoperta, l’esplorazione e più di tutte la conquista.



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