Cronache vere

Cronache vere


Civitavecchia. La notizia inizia a diffondersi quando Jessica, la figlia di Fabio, rimane lì, impalata, a fissarla. “A' pa', ' a madonna piagne er sangue”. Come? Sulla statua di gesso c'è un rivolo rosso, un filamento che scende dall'occhio sinistro, fino come un capello d'oro. “Mannaggia a Jessica e quel viziaccio suo di scazzafrujare co' le mani” pensa Fabio cercando una ferita sulle mani della figlia e iniziando a sculacciarla. Ma è questione di attimi. Una seconda guttazione erubescente sta bagnando la guancia destra della statua. Anche Fabio la nota e lascia la figlia. Si avvicina alla Madonna, la tocca con un dito. Quel che sente è un brivido e poi una vampata come n' foco a centomila watt. Rimane basito. Prende Jessica e gli altri figli tra le sue braccia, e con le lacrime agli occhi raggiunge la moglie in parrocchia…
Da più di trent'anni il settimanale “Cronaca Vera” è generalmente considerato la lettura preferita di chi ha tempo da perdere, di chi aspetta dal barbiere, della casalinga annoiata, del bagnante arrosto sulla spiaggia. Sesso, sangue, torbide notizie di passione e ricatti urlate con titoli sensazionalistici che spesso fanno rabbrividire (o sorridere). Eppure sono storie, momenti di vita, narrazioni sospese tra il vero e il falso, tra il sospetto e l'illazione, che accendono l'immaginazione collettiva e alimentano l'antico vizio della chiacchiera. Un attimo prima sono voci da bar, un attimo dopo diventano pagine scritte di letteratura popolare. Ma se della stessa materia si tentasse di fare una letteratura più alta? È la sfida che si è posta l'agenzia Vicolo Cannery e la sua scuderia di autori già affermati o in attesa di diventarlo: prendere ciò che si legge nello spazio di un caffè ristretto e trasformarlo in un vero e proprio racconto. Quindici notizie (improbabili, inutili, ridicole, scabrose, efferate, scandalose) apparse sui giornali locali elette a “vera” letteratura. La sfida non poteva che diventare un gioco, e ogni autore vi si è cimentato secondo la propria ispirazione, con totale libertà. Il risultato è necessariamente poco omogeneo, plurale, molteplice, ma riuscito e interessante nel suo sperimentalismo. È quello che la scrittura dovrebbe essere: manipolazione e trasformazione della materia, anche della peggiore, in una testimonianza di realtà.

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