Cross Roads

Cross Roads
Anthony Spencer - a metà della quarantina, divorziato due volte dalla stessa moglie, proprietario di un palazzo di uffici in centro a Portland, qualche casa sulla cosa e a West Hill - ritiene la felicità uno sciocco sentimento impermalente; mentre l’inebriante retrogusto della vittoria per lui è dato dallo strappare dignità a chi si trova di fronte. Ma poiché ogni animo umano è governato da un profondo mistero, anche quello di Tony (Anthony) è stato “ammaestrato” da dolore, perdita e abbandono, che lo hanno dotato di un’abilità totale nel nascondere la sua illusione di sicurezza. Finché un giorno si ripresentano quegli improvvisi mal di testa e l’ansia aumenta anche poiché si sente seguito, pedinato. A questo punto solo il suo rifugio segreto gli dona quel minimo di tranquillità, rifiata solo rinchiuso in un “chissà dove” di cui nessuno è a conoscenza. Si sveglia una mattina con un apparente postumo di sbornia, senza ricordare in alcun modo come, dal suo nascondiglio, sia giunto nella sua casa…
Sarà Gesù a svelargli un po’ di cose, nonostante l’incredulità. Tony pensa di avere momenti di lucidità mentre, osservando la sua vita come dall’alto, teme di avere il corpo fisico in coma, e lo spirito lì, sospeso da qualche parte a dialogare con lo Spirito Santo, con Gesù, o forse con Dio. Le sue certezze vacillano all’istante, non è più un uomo d’affari cinico e superficiale, improvvisamente non importano più i suoi beni materiali ma si lascia attraversare dalla possibilità: vivere, comprendere la vita. Certo conversare con Dio può essere considerato un vaneggiare, una fantasia, ma d’altronde Tony nel narrare le vicende del libro e il lettore nel proseguire la lettura si ritrovano a concordare sulla necessità di avere sempre più risposte, per placare quella sete di verità, di valore, nel tentativo di colmare un vuoto che ci appartiene.  L’autore W. Paul Young non tenta un dialogo con credenti e praticanti, ma scrive dal punto di vista dell’umanità dalla quale siamo tutti certi di discendere e alla quale appartenere. Niente sermoni melensi catto-depressi, ma una lunga poesia interrotta solo dall’incedere del racconto

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