Cucinare un orso

Cucinare un orso

Kengis, 1852. Iussi è un piccolo sami vagabondo e vestito di stracci quando viene accolto in casa dal pastore luterano della comunità rurale di Kengis, nell’estremo Nord della Svezia. La gente del villaggio lo chiama il noaidi, lo sciamano, pensano che sia uno strampalato e gli riservano soltanto sguardi ostili e infastiditi. È un invisibile. Il reverendo Laestadius lo ha accolto, sfamato, istruito, ma soprattutto ha iscritto il suo nome nel registro delle nascite e da allora, Iussi ha avuto la certezza di esistere. Come un discepolo fedele, il ragazzo segue il pastore nelle sue escursioni, alla ricerca di specie botaniche rare da studiare e classificare. Laestadius è un botanico con un passato da accademico, un uomo di scienza e un eccellente predicatore. Da lui ha preso piede in Lapponia il Risveglio, movimento spirituale che intende vincere il malessere sociale e la conseguente piaga dell’alcolismo con un messaggio di rinnovamento evangelico e di conversione. I suoi sermoni mandano in estasi la comunità dei Risvegliati, ma non sono affatto graditi ai gerenti di Kengis, che oltre ad avere un debole per l’acquavite, hanno considerevoli interessi economici nel suo commercio. L’alcol e il disagio popolare sono come un serpente che striscia silenzioso e si insinua tra la gente, attendendo il momento propizio per mordere. E quel giorno è arrivato. Kengis è afflitta da una serie di crimini, che coinvolgono alcune ragazze del villaggio. La prima vittima è Hilda, ritrovata senza vita nel fiume. Il giudice distrettuale Brahe e il suo assistente, dopo un’indagine sommaria, decretano che la giovane è stata aggredita da un orso. Ma l’occhio attento del pastore, tra i primi a intervenire sulla scena del crimine insieme al suo assistente Iussi, non si è fatto sfuggire dettagli di rilievo. Laestadius analizza le tracce, studia i reperti, raccoglie prove e gli elementi messi insieme non lasciano dubbi. L’aggressione non è attribuibile a un orso. C’è un mostro che si aggira per il villaggio e di certo, colpirà ancora...

Con un giallo storico ispirato dal carismatico pastore e botanico Lars Levi Laestadius, Mikael Niemi, prolifico narratore svedese divenuto celebre con Musica rock da Vittula, torna nei luoghi della sua infanzia, a Pajala – la città a cui appartiene la comunità di Kengis - nella cui canonica Laestadius visse fino alla sua morte, nel 1861. La severità con cui viene rappresentato il predicatore lappone viene revisionata da Niemi, che propone il ritratto di un pastore empatico e paziente verso le miserie degli uomini, un medico dell’anima, che coniuga senso religioso e metodo scientifico. Il racconto effettua brevi incursioni nel sapere scientifico del tempo, dalla dagherrotipia alle impronte digitali ed è anche un omaggio alla tradizione del popolo Sami, che oggi è un’etnia sottoposta a tutela, ma che in passato ha subito vili persecuzioni razziali. Il romanzo, infine, è un inno al sapere, alla vocazione alla conoscenza che deve animare ogni umano e alla bellezza della scrittura e della lettura. Affida a Iussi, voce narrante insieme a Laestadius, il compito di raccontare lo stupore nello scoprire le parole silenziose pronunciate dai libri, i mondi in essi racchiusi, le molte vite da vivere pagina dopo pagina.



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