Cuore agro

Cuore agro
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È il 1915 e Lidia Vitali è una giovane maestra volenterosa che, seguendo la sua passione per l’insegnamento e l’amore per il sapere, trova il coraggio di partire dalla sua terra nel bergamasco per recarsi a Torrescura, nel pieno centro malarico e arretrato dell’Agro romano. Ha, infatti, ricevuto l’incarico di aprire la Casa dei bambini, una scuola di stampo montessoriano volta a garantire una possibilità di apprendimento ai figli dei contadini provenienti dagli Appennini per svolgere lavori stagionali. La realtà che Lidia trova è devastante. Povertà, insalubrità e carenza di cultura dominano incontrastate e permeano la pelle e la mentalità degli abitanti. Ma, nonostante il difficile contesto, la maestra riesce a gettare il seme della speranza e, dopo le prime difficoltà, ad avviare un percorso di crescita culturale che partendo dai bambini finirà per estendersi sempre più. Sfidano maltempo, condizioni ambientali impervie, pregiudizi e atteggiamenti rozzi e non affabili che le si parano dinanzi, Lidia prosegue nella missione educativa che si è imposta. Così stringe amicizia con la piccola Anita, bambina misteriosa di dieci anni con un grandissimo talento artistico ma che cela nella sua vita un terribile segreto che finirà per saltare fuori e sconvolgere il destino di entrambe in un finale commovente e consolatorio. È dalla conoscenza di Anita che Lidia trae la forza per fare i conti col suo stesso passato, quel passato dal quale è voluta fuggire per anni e che, comprende, va invece affrontato e risolto. L’amicizia con un’altra stravagante donna, Cosetta, la cuoca della scuola, sarà fondamentale per la maestra perché le darà la forza di affrontare le enormi difficoltà nell’insegnamento a bambini che non sono abituati a stare fermi dietro un banco, a parlare in italiano, a rispettarsi a vicenda e vivere civilmente. La conoscenza con Carlo, il medico condotto del paese, farà invece riscoprire alla donna una possibilità di vita diversa, meno disillusa e più votata alla speranza e alla felicità…

Cuore agro di Nina Quarenghi ‒ ispirato a una storia vera ‒ è perfettamente costruito, credibile nelle sue dinamiche storiche e individuali, attendibile nelle ricostruzioni delle atmosfere, dei dettagli e soprattutto del dialetto locale. La sensazione che si ha leggendo le pagine di questo romanzo è quella di fare un meraviglioso tuffo nel passato, in un periodo distante dal presente circa cento anni e che pure finisce per apparire così familiare e affascinante da incantare. L’autrice riesce nella complessa e difficoltosa impresa di raccontare la nascita del sistema scolastico nell’agro romano, le difficoltà dell’alfabetizzazione in un contesto nel quale i figli sono visti esclusivamente come braccia da lavoro o ventri da concepimento e dove nessun interesse familiare si manifesta nei confronti dei libri e della cultura. Un contesto storico-sociale nel quale un bambino che riesce a frequentare con assiduità la scuola è una vittoria inestimabile e per nulla scontata. Lo stile narrativo dell’autrice è lineare e scorrevole ma preciso e sapiente. La scrittura è essenziale e nella sua semplicità riesce a raccontare una storia complessa. Massima è l’attenzione nella ricostruzione dei dialoghi, dei dialetti, del suono e delle cadenze della voce dei personaggi così che il lettore ha la sensazione di ascoltare davvero quei dialoghi e di vivere in prima persona le vicende narrate. Un romanzo davvero notevole che fa luce su uno spaccato della nostra storia ancora poco indagato.



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