Cuore doppio

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Antica Roma. Durante un sontuoso banchetto, il padrone di casa – “intenerito dalle molte coppe di vino cotto che beveva avidamente, senza diluirlo” – inizia a raccontare una macabra storia: quando era al servizio di un banchiere e quest’ultimo aveva perso la moglie, vegliando la morta ha avuto un colpo di sonno. Al suo risveglio il cadavere era privo di cuore, polmoni, viscere e occhi: glieli avevano strappati le Strigi, mostri con testa di donna e corpo di uccello rapace… Tre doganieri della Guardia costiera – Pen-Bras, Vecchio e Tortora – odono, in una notte ventosa di pioggia scura, un tenue sciabordio regolare che fa pensare a qualcuno che rema verso la costa. Con i fucili in spalla, corrono verso la riva ma a metà cammino rimangono pietrificati dalla sorpresa: “a venti gomene dalla costa, un vascello di forma antiquata” ha calato in mare una scialuppa, condotta da uomini “stranamente bardati”, che ora stanno camminando sulla battigia con gli stivali che affondano nella sabbia… 1865. Già da qualche mese arrivano cattive notizie da Oriente: si dice che il Colera sia scoppiato alla Mecca, abbia fatto migliaia di morti e rapidamente si sia esteso a Suez, Alessandria, Costantinopoli. A giugno arriva a Marsiglia. La gente cade morta per la strada: “due o tre convulsioni, un singulto di sangue” ed è la fine. Passa l’estate, la città ormai è desolata, terrorizzata. La sera del 22 settembre il meccanico del treno 180 Parigi-Lione-Marsiglia – che ha un fratello che lavora in Cina sulle navi da trasporto – vive un’esperienza terrificante… Un forte arroccato sul costone di una montagna ha subito gravi danni per il cannoneggiamento dell’esercito nemico: il telegrafo è inservibile e così due fanti bretoni, Gaonac’h e Palaric, si offrono volontari per andare a portare un messaggio al comando. È notte fonda, i due scendono da un ripido sentiero e si inoltrano in un bosco: d’un tratto scorgono in lontananza truppe nemiche che marciano in silenzio verso il forte per espugnarlo. Decidono dunque di tornare ad avvertire i commilitoni, ma si dividono: le probabilità di successo così saranno doppie…

Cuore doppio è il libro d’esordio di Marcel Schwob, misconosciuto genio della letteratura francese, europea, mondiale a cavallo tra XIX e XX secolo. Pubblicata nel luglio 1891 e dedicata a Robert Louis Stevenson, l’antologia fu letta inizialmente da pochissime persone, ma una copia capitò in mano ad Anatole France, che ne scrisse una recensione entusiasta, osservando che Schwob aveva creato “un mondo interiore di allucinazioni (…) sufficienti per terrorizzarci”, e così permise all’autore di iniziare una carriera letteraria comunque non fortunata quanto avrebbe meritato. Colpisce in questi racconti (l’autore francese non pubblicò mai romanzi, nessuno sa perché) – oltre alla tipica fascinazione di Schwob per la cultura latina decadente – la felice ibridazione tra folklore e alienazione, la natura antica eppure modernissima dei suoi orrori. E così la natura proteiforme, diremmo quasi chimerica dell’antologia non rappresenta un difetto o peggio un limite, ma diventa una ricchezza. La potenza emozionale della scrittura di Schwob qui probabilmente deriva dal modo in cui lo scrittore si occupa di due figure appartenenti al mito e che non hanno mai smesso di esercitare sulla creazione artistica il loro oscuro fascino: il mostro e il doppio. Questo è particolarmente vero nel racconto più riuscito e più spaventoso della raccolta, I senza-faccia, la storia di due soldati orrendamente sfigurati sul campo di battaglia, al punto di essere irriconoscibili. Nonostante le spaventose ferite al capo e al volto, sopravvivono. La moglie di uno dei due, non riuscendo a distinguerli, se li porta a casa entrambi e li accudisce con affetto. Gli uomini si legano a lei come fossero poppanti, lei man mano che passa il tempo sente un affetto più profondo per uno di loro, ma come fa a capire se è il marito oppure no? Il finale è da brividi – come il resto, peraltro. Lode alle edizioni Robin per aver ospitato nella prestigiosa Biblioteca del Vascello la prima edizione integrale di Cuore doppio, ma perché non includere la prefazione originale di Schwob? Mistero.



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