Cuori fanatici

Cuori fanatici
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È arrivata l’estate nella città meridionale, anche se non supportata dal calendario: è ancora primavera, siamo a maggio, ma la temperatura sembra quella di agosto. Gli abitanti di questa stramba città vengono colti impreparati: insomma, impreparati è un parolone, visto che è tutti gli anni così. Cosa si aspettavano di diverso? È davvero un luogo strano, questo: in alcuni quartieri si respira l’aria donata dal verde brulicante e appena più avanti il caldo diventa opprimente tra i muri apparentemente gelidi di quelle case soffocate dal traffico, dove il bucato steso diventa grigio fumo. Basta percorrere duecento metri e si incontra ancora un’altra faccia della grande città: quartieri caldi, bollenti, dove l’asfalto è scaldato inverosimilmente dal sole, dove la cultura, se pur apprezzabile, si allontana da quella locale. Insomma questo posto si presenta come un agglomerato di quartieri, ognuno con il proprio clima e la propria identità. Nessuno però si preoccupa di guardare il cielo, che è sopra ogni cosa e soprattutto, indipendentemente dalle culture, dai quartieri e dalle svariate temperature, è assolutamente sereno. In quel luogo non definito, azzurro solo per un effetto ottico, splende un sole uguale per tutti i quartieri, un sole sopra le parti, assolutamente neutrale. Se non si guardasse il cielo con razionalità, si potrebbe pensare che alla stella madre non interessi minimamente il genere umano, visto che se ne sta lì a comparire e scomparire quando le pare. Ed effettivamente in questi giorni il clima è diventato improvvisamente rovente: bisognerebbe usare la crema solare, ma nessuno l’ha ancora acquistata, no? Chi si aspettava che diventasse improvvisamente così caldo? Fino al giorno prima fresco da soprabito e il giorno dopo caldo da costume da bagno. Non esistono più le mezze stagioni, lo dicono sempre i commercianti, specialmente quelli di abbigliamento. Vogliamo poi parlare della città che non ha più niente a che vedere con quella di una volta? Persino le statue, che nel tempo che fu sembravano animarla, non sono più uguali a prima. Certo che sì, le intemperie fanno la loro parte, ma anche gli atti di vandalismo non sono da meno e la mancanza di rispetto, quella poi, meglio non parlarne. I commercianti questo lo hanno capito, perché loro sono l’anima della città, di una città che sembra stare a guardare il vortice in cui è assorbita, un ciclone fatto di luce e sporcizia, bellezza e trascuratezza e una umanità senza controllo. Uomini e donne che circolano in macchina, annichiliti, innervositi, obbedienti a una routine che ormai ha fatto volare via anche l’anima…

Nanni Zigone e Nico Quell, professore di un liceo romano il primo e consulente editoriale di una casa editrice del nord il secondo, sono i due protagonisti di Cuori fanatici, l’ultimo romanzo di Edoardo Albinati. I due personaggi, in realtà, costituiscono il punto di partenza di una narrazione che fondamentalmente non ha trama ed è proprio intorno a queste due figure che si snodano le vicende di altri personaggi, tutti più o meno giovani, che si ritrovano a volte a fare cose da adulti, pagando il prezzo dell’immaturità di quel loro momento di vita. Le vicende raccontate sembrano susseguirsi quasi in un gioco di staffetta e sono ambientate prevalentemente negli anni Ottanta, al tramonto degli anni di piombo, che però colpiscono in prima persona il padre di Nico, l’ambasciatore Quell, il fanatico gambizzato per motivi oscuri, proprio come è avvolta dal fanatismo l’idea di insegnamento di Nanni. In Cuori fanatici emerge in tutta la sua potenza, la bella penna di Albinati, capace di creare un romanzo con molti personaggi e molte storie, ognuna in qualche modo legata all’altra, ognuna contenente un riferimento dell’altra. Grande la competenza narrativa dell’autore romano, che dà vita a un racconto dove le vicende, se pur diverse, conoscono una concatenazione, non realmente esistente ma visibile al lettore, che mai si trova di fronte ad un ammasso di fatti, ma immerso in una lettura dove le vicende si snodano come fossero conseguenziali. Colpisce l’audace e alquanto originale stile di Albinati, che nella narrazione si avvale del gioco dei tempi verbali, usando sia il presente storico che il passato, lasciando in questo modo la porta aperta ad una ulteriore possibile spiegazione dei fatti e di una storia che è a sé e che non conosce mai conclusione. Il fanatismo, quindi, è il tema centrale del libro, che si incarna in un Nanni fanatico dell’amore che prova nei confronti della moglie e delle figlie, (scontrandosi così con la necessità di individualismo di Costanza), nel fanatico terrorista e nel fanatico professor Berio, un accademico senza titoli, che diventa punto focale in una parte del racconto. Attraverso la sua scrittura e i personaggi che animano Cuori fanatici – un romanzo che si allontana sensibilmente dai canoni di stesura classici – Albinati cerca di dare una spiegazione varia e solida della parola “fanatico”. Un libro seducente, fatto di vite, per certi versi tragiche, per altri grottesche e in alcuni momenti ironiche e tenere. Nessuna storia conosce fine, nessun conflitto conosce soluzione ed è così che Albinati lascia ogni vicenda senza una fine e senza una soluzione. Storie fatte e vissute da personaggi il cui fanatismo non deriva dall’epoca, ma direttamente dal loro cuore, fanatico per eccellenza. Bello l’omaggio alla città meridionale, di cui l’autore fa dono nel prologo, facendo magistralmente emergere frammenti e parti più o meno importanti, che si ritrovano alla base del libro.



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