Cuori neri

18 aprile 1970, Genova. Durante un comizio del segretario del MSI Giorgio Almirante una bottiglia piena di terra scagliata da un gruppo di manifestanti di estrema sinistra colpisce alla testa Ugo Venturini, operaio di trent’anni e membro del servizio d’ordine missino, ferendolo gravemente: morirà dopo dodici giorni di agonia per un’infezione. 7 luglio 1972, Salerno. Carlo Falvella, studente di Filosofia, militante del FUAN e vicepresidente degli universitari di destra della città campana muore per una coltellata al petto, l’aorta recisa di netto, al culmine di una rissa scoppiata sul lungomare per futili motivi. 16 aprile 1973, Roma. Un appartamento del popolare quartiere Primavalle brucia, in strada ci sono centinaia di persone: la scena che si presenta ai loro occhi è da incubo, un ragazzo di 22 anni intrappolato su un balcone con al fianco un bambino di 8, il fratello piccolo. A poco a poco si accasciano, uccisi dal calore infernale. La madre e altri due fratellini sono riusciti miracolosamente a fuggire, due sorelle grandi sono rimaste ferite, il padre è illeso. L’uomo si chiama Mario Mattei, è il segretario della sezione MSI di quartiere. 5 novembre 1973, Pavia. Sembra un incidente d’auto: l’operaio Emanuele Zilli viene ritrovato agonizzante per la strada, accanto al suo motorino. Ma molti elementi non quadrano, il corpo di Zilli presenta ferite strane, e poi lui è un sindacalista di destra. E poi Graziano Giralucci, Giuseppe Mazzola, Mikis Mantakas, Sergio Ramelli, Mario Zicchieri, Enrico Pedenovi, Angelo Pistolesi, Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni, Alberto Giacquinto, Stefano Cecchetti, Francesco Cecchin, Angelo Mancia, Nanni De Angelis, Paolo Di Nella: ventuno morti, tutti giovani, tutti caduti in un unico decennio di storia italiana o poco più, i cosiddetti anni di piombo, tra 1970 e 1983: ventuno ragazzi “mitizzati dai loro camerati, demonizzati dai loro nemici, dimenticati da tutti gli altri”. Ma soprattutto ventuno storie drammatiche, ventuno dolori che vanno “sottratti alla memoria di parte (legittima) di una sola comunità, per essere restituiti alla memoria condivisa (e necessaria) di un intero Paese”…

Terza versione “obbligata” per questo controverso saggio del 2006 firmato dal giornalista Luca Telese: a costringere l’editore a stampare una nuova edizione (e a solo venti giorni dalla precedente!) però non è stato il successo di vendite del libro – che pure c’è stato, è senza dubbio meritato e continua tutt’oggi – ma la feroce polemica scatenata nel maggio 2015, in occasione della stampa della seconda edizione aggiornata, dalla scelta dell’editore di ritrarre in copertina Maurizio Carminati, con la comprensibile intenzione di cavalcare l’onda dello scalpore suscitato dalla famigerata inchiesta “Mafia Capitale”. Partendo da un editoriale pubblicato da Michele De Feudis su “Barbadillo”, una rivista online animata da giovani intellettuali di destra, si è scatenato sui social network un vero e proprio fuoco di sbarramento contro Telese, accusato di opportunismo, cattivo gusto, mistificazione e chi più ne ha più ne metta per aver accomunato l’immagine di un criminale di tal fatta (“un demone che oscurava le sue vittime, proiettando la sua ombra e la sua oscurità su ogni cosa”) alla storia di protagonisti e martiri della storia della militanza di destra in Italia. Da più parti si è levata la richiesta a Sperling & Kupfer di ritirare dal mercato l’edizione incriminata: il che puntualmente è avvenuto, con il rifacimento della copertina. Ben lontano dall’agiografia e attento anche alle contraddizioni e alle “zone grigie” delle storie dei protagonisti (“Le vite dei santi risolvono tutti i problemi, sono lucide, levigate e solari: ma hanno a che fare con la religione, non con la storia”, spiega con una metafora efficace lo stesso Telese nella introduzione a questa terza edizione del volume), Cuori neri è tutt’altro che “un almanacco di avvizzite divinità di cartapesta”: è invece un commovente, emozionante “racconto corale di una generazione di ragazzi e ragazze che non è stata esaurita dalla violenza che l’ha attraversata”.



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