Cuori rossi

Cuori rossi
19 ottobre 1944: un corteo spontaneo di dipendenti comunali palermitani che protestano perché sia esteso anche a loro il recente aumento di stipendio concesso ai dipendenti statali per fronteggiare la crisi alimentare viene accolto a colpi di fucile e bombe a mano dal 139esimo reggimento Fanteria dell'esercito. Sul selciato rimangono ventiquattro cadaveri innocenti. 10 gennaio 1950: una manifestazione di protesta alle Acciaierie, Ferrerie & Fonderie di Modena contro la vergognosa condotta del titolare dell'azienda - che il giorno prima ha licenziato in blocco tutti i suoi 565 dipendenti per poi offrire di riassumere solo i 250 ritenuti non 'politicizzati' - viene stroncata da assalti (e agguati) della polizia a colpi di fucile, pistola e manganello. Gli operai morti sono sei. 27 aprile 1966: il 19enne Paolo Rossi, 'reo' di distribuire volantini dell'Unione Goliardica Italiana, un'organizzazione studentesca di sinistra moderata, viene picchiato e gettato da una scalinata dell'Università La Sapienza di Roma da attivisti di estrema destra. Muore. 11 marzo 1977: una protesta studentesca contro l'aumento delle tasse d'iscrizione all'Università di Bologna degenera in rissa, e il Rettore chiama i Carabinieri che, a bordo di jeep, disperdono il drappello di studenti sparando ad altezza d'uomo. Una pallottola spacca il cuore di Francesco Lorusso, venticinque anni. La città precipita nel caos. 25 settembre 2005: il diciottenne ferrarese Federico Aldrovandi passa la serata in un centro sociale tra musica, alcol e droghe. Nel cuore della notte, una signora chiama il 113 perché “in strada un ragazzo canta”. Interviene una volante, e dopo alcuni minuti Federico giace a terra in una pozza di sangue, massacrato a manganellate. Il capopattuglia, in una conversazione con la Centrale, afferma “L’abbiamo bastonato di brutto”. Il caso, inizialmente messo a tacere dalle autorità, esplode per la disperata opera di denuncia da parte della madre del ragazzo trucidato…
Sono solo cinque delle tante storie di cuori rossi spezzati dalla violenza e dalla sopraffazione che Cristiano Armati, dopo il successo travolgente dei suoi docunoir Roma criminale (scritto in collaborazione con Yari Selvetella) e Italia criminale ci racconta mettendo stavolta in gioco l'emozione e l'idealità oltre all'erudizione giornalistica mentre cerca di dipanare un filo rosso che dall'immediato dopoguerra arriva fino ai giorni nostri, un filo rosso come il sangue di decine di persone cadute in quella che l'autore definisce senza nascondersi dietro a un dito 'la terza guerra civile italiana': “Un conflitto a bassa intensità, direbbero gli strateghi della CIA, che ha usato le armi non convenzionali delle automobili sabotate, dei candelotti lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo, degli eserciti clandestini, dei servizi segreti deviati e delle collusioni con la criminalità politica e mafiosa per aggredire, intimidire e spesso uccidere pensieri scomodi, modi di essere alternativi e persone ritenute pericolose”. Persone che qui non sono soltanto nomi o numeri, come spesso accade nella pubblicistica di questo genere, ma vengono anzi presentate nella loro umanità, nella loro quotidianità, nella loro fragilità. Armati racconta le storie quindi, più che la storia. E sembra dire: questi siamo noi, ecco la nostra famiglia, ecco i nostri morti, in risposta anche all'operazione editoriale di Luca Telese col suo Cuori neri. Studenti, contadini, operai caduti sotto i colpi della violenza fascista o di presunti tutori dell'ordine in preda a una faziosa violenza omicida. Una violenza spacciata come episodica, casuale, nata e morta nel territorio ristretto delle scelte (seppure scellerate) individuali, ma che analizzata sul lungo periodo e valutata nel suo complesso mostra le inquietanti simmetrie di un disegno generale, la coerenza e la logica perversa di una strategia. Forzature, dirà qualcuno. Teoria del complotto, aggiungeranno altri. Voglia di denuncia, sdegno e sacrosanta incazzatura, diciamo noi. Finalmente qualcuno che non soffre del pudore per l'estremismo che ammorba questi tempi grigi.

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