Cyber bugie

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Kyla Cheng ha una vita apparentemente perfetta. Ha delle amiche, un “quasi” fidanzato (sebbene la cosa sia ancora “in lavorazione”) e un’ottima reputazione, sia a scuola che tra gli amici di sempre. Tutto questo prima di quel giorno che le cambierà la vita. Il giorno in cui viene diffuso in rete un video porno. La protagonista è una ragazza che le somiglia molto. In effetti sembra proprio lei. O lo è? Il video la ritrae intenta in un rapporto con il professore per il quale ha una cotta. Strano, perché Kyla non ricorda che sia mai successa una cosa del genere. E di certo non l’avrebbe dimenticato. Per questo il video deve essere necessariamente falso. Come dimostrarlo? In più sembra che anche le sue amiche e il ragazzo di cui è innamorata non le credano più di tanto. Anzi, per niente. Perché quello che si diffonde sul web è la verità. Ciò che succede nella realtà sembra che non ricopra più nessun valore. Poco importa che Kyla abbia avuto o meno un rapporto con il suo insegnante. Se il video è in rete è vero: e la situazione si fa sempre più grave man mano che aumentano le visualizzazioni…

“L’ho letto su Facebook”. Quanto è pericolosa questa affermazione se quello che si legge sul web viene sempre e comunque considerato reale? Al suo romanzo d’esordio, Corrie Wang porta all’estremo il pericolo che si cela dietro una frase del genere e le conseguenze che possono derivare dall’eccessivo affidarsi a internet come misura unica della realtà. In Cyber Bugie si parla di bullismo, per la precisione cyberbullismo. E i risultati sono spaventosi. Con la voce di Kyla, la Wang ci descrive un mondo in cui adulti e ragazzini sono completamente dipendenti dalla tecnologia, sono continuamente online e preferiscono chattare con il vicino di banco, scambiando magari qualche emoticon, piuttosto che alzare la testa e aprire bocca. Fantascienza? Mica tanto. L’intuizione della Wang è interessante, salvo affidarla ad argomentazioni a volte superficiali, che non rendono sufficiente giustizia alla realtà che stiamo iniziando ad assaporare. In Cyber Bugie non vengono sufficientemente evidenziati, in tutta la loro capacità distruttiva, i pericoli che si celano dietro un video falso che gira per la rete. Eppure i fatti di cronaca hanno già iniziato a dimostrarci che il virtuale è pericoloso, rende difficile distinguere ciò che è reale da quello che non lo è. È talmente pericoloso da portare al suicidio di chi ne rimane vittima, per esempio. La Wang non raggiunge purtroppo questa profondità, rischiando di confondersi con la media dei romanzi su adolescenti e tecnologia. Cosa manca? La definizione della famosa linea sottile, quel limite impalpabile tra lecito e illecito, reale e virtuale, che dovremmo insegnare tutti ai nostri ragazzi. Prima che sia troppo tardi.



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