Via da Las Vegas

Via da Las Vegas
Lei, Sera, ha poco meno di trent’anni e metà della sua vita l’ha trascorsa esercitando “la professione” nelle grandi metropoli americane, dopo aver lasciato ancora giovane l’Europa dell’est. E così con i suoi capelli scuri, e le scarpe col tacco che aiutano la sua bellezza un pochino carente in statura, passa le notti sul bordo dei marciapiedi di Las Vegas in attesa di clienti. Alle volte le cose vanno alla grande, come quando ti capita tra le mani un businessman orientale pieno di soldi, che per una semplice succhiata con ingoio è capace di lasciarti cinquecento dollari senza batter ciglio; altre volte invece le cose si mettono male, come quando un trio di studentelli in cerca di una prima esperienza ti propone trecento dollari per un giro in camera, ma appena varcata la soglia capisci che qualcosa non torna e il giorno dopo ti svegli piena di lividi in volto e con un bruciore insopportabile all’ano. Lui, Ben, di anni ne ha quasi quaranta ma della vita non gli porta più nulla, ha persino dato via il suo Rolex per meno di duecento dollari pur di non sentirsi afflitto da quell’inutilità del tempo. A lui, in realtà, interessa una cosa soltanto, o al massimo due, riempirsi di alcol ad ogni ora del giorno ed eclissarsi rapidamente lungo il sentiero della morte. E così quale posto migliore di Las Vegas, con i suoi casinò aperti 24 ore su 24,  per trovare sempre da bere senza alcun ostacolo? Ed è proprio qui, tra i risvolti di una vita che si sbiadisce in fretta, che Ben incontrerà Sera…
Pubblicato originariamente per una piccola e sconosciuta casa editrice americana nel 1990, sarà grazie alla sua trasposizione cinematografica - che vede Nicolas Cage nei panni di Ben, premio Oscar come miglior attore nel 1996 - che Via da Las Vegas conoscerà un successo internazionale, successo che lo stesso John O’Brien non avrà mai la fortuna di conoscere, suicidatosi nel 1994 a sole due settimane di distanza dalla firma per i diritti cinematografici del libro. Quindi - come è facile immaginare - i parallelismi tra O’Brien e il suo protagonista Ben si sprecano, entrambi scossi, posseduti e prosciugati da un acuto alcolismo. Ed è proprio questo, forse, l’impatto più forte che il romanzo genera nel suo lettore, messo di fronte a pagine e pagine spietatamente crude e veritiere, abitate dai continui tremori causati dalle crisi di astinenza. Dimenticatevi quindi quei simpatici ubriaconi della letteratura che avete incontrato leggendo Charles Bukowski o Behan Brendan, qui siamo molto più vicini a quei paesaggi alcolici che generano tristezza e desolazione, simili forse alle pagine di Dan Fante. Ma gusti e narratori a parte, Via da Las Vegas è un ottimo libro che funziona perfettamente nel suo impianto a doppia partizione: prima Sera, poi Ben, infine eccoli insieme nel tentativo di mettere insieme le loro disperate vite in cerca di una prospettiva migliore - che sembra, sfortunatamente, non arrivare mai.

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