Da molto lontano

Da molto lontano

Roma, luglio 1990. Michele Balistreri lavora alla Terza sezione della squadra Mobile, presso il commissariato di Vigna Clara. Vive in un piccolo appartamento alla Garbatella, senza nemmeno un divano ma con alcune cose indispensabili: una bottiglia di Lagavulin e due pacchetti di Gitanes. Nella torrida estate romana risuonano le note del tormentone dei Mondiali di Calcio targato Nannini-Bennato: Notti magiche, inseguendo un goal. Ma la verità è che a Balistreri del calcio non importa più niente da molto tempo, da quell’incredibile e terribile estate del 1982. Troppi brutti pensieri evocati e che si placano solo con il Prozac. Ma da commissario di polizia non può evitare d’essere coinvolto in quello che sembra un rapimento, annunciato dall’arrivo di un messaggio anonimo presso la redazione del “Messaggero” e nel quale si presuppone il possibile sequestro di Umberto Petruzzi, figlio di un notissimo imprenditore romano. A coordinare le indagini il pubblico ministero Mirko Locatelli, milanese e fervente leghista. Indagare su una probabile fuga d’amore con una ragazza, così come sembra, è una delle ultime cose che Balistreri vorrebbe fare, trascinato però sempre più a forza in un caso che, come un attivatore, riporta di nuovo a galla dentro di lui vecchi ricordi di famiglia, in una Tunisi del 1958, e rimandi ad altri casi irrisolti che lo hanno visto coinvolto, simili a scheletri nell’armadio sempre pronti a balzare fuori. Durante la ricerca, vengono alla luce personaggi grotteschi, squallidi e violenti, e intrecci famigliari, mafiosi e finanziari, sempre più loschi e complessi. Il ritrovamento dei cadaveri della coppia non fa che amplificare il disgusto di Balistreri per una vita che in ogni modo lo insegue. Molti anni più tardi, il caso, che non era mai stato risolto, si riapre con il ritrovamento di due manichini, sepolti nella villa di proprietà dell’imprenditore, composti a ricordare la scena del delitto. Balistreri, oramai in pensione e con seri problemi di memoria, viene costretto di nuovo, e suo malgrado, a tornare indietro nel tempo e a rivivere quelle sensazioni dolorose e pericolose che sperava di aver almeno domato, se non cancellato dalla sua vita…

C’è qualcosa di seducente nel carattere detestabile di Michele “Mike” Balistreri, nato e vissuto a Tunisi e con alle spalle una vita complicata, che ti fa affezionare al personaggio. Saranno quei suoi modi schietti di dire le cose, senza guardare in faccia nessuno. Una burrascosa giovinezza africana, la sua, dove si trovano anche Le radici del male, per poi trasformarsi in picchiatore fascista una volta giunto in Italia e infine commissario di polizia, per quella che secondo suo fratello Alberto avrebbe dovuto essere solo una breve parentesi “per disintossicarsi”, ma che poi si trasformerà nel lavoro di un’intera vita e probabilmente nell’unica alternativa possibile, vera valvola di sfogo e specchio della sua anima tormentata. Perché Balistreri vorrebbe autodistruggersi, punendo prima però chi lo ha trasformato in quello che è, giacché i rimorsi e i sensi di colpa per la morte di sua madre sono ancora tutti lì, a guardarlo dal fondo di una bottiglia di Lagavulin e nell’ennesimo pacchetto vuoto di Gitanes. Così come ancora lo tormentano le facce dei due colpevoli, che sono ancora vivi e che sono suo padre Salvatore e lui stesso. Viva e terribile poi, è la promessa che Balistreri ha fatto molti anni prima, e cioè che “un giorno avrei sistemato il primo. E una volta fatto quello, mi sarei disfatto per sempre del secondo”. Un processo di autodistruzione quindi, che continua anche in questo romanzo. Però, nonostante Balistreri si dichiari indifferente alla sorte dei due scomparsi, nonostante ammetta il suo disgusto per certe persone, per certe donne “che fanno gli uomini”, c’è una caratteristica positiva che tutti, nemici e amici, sono costretti a riconoscergli: la lealtà. Non è una dote comune, evidentemente, e la storia che Roberto Costantini ci propone con questo romanzo lo mette in evidenza. Una storia, lunga e ricca di dettagli, nella quale le donne sono protagoniste, anche loro malgrado, perché sfruttate, picchiate, oppresse. E la loro ribellione sarà feroce, così come questo mondo di uomini violenti e oppressivi le costringe a fare.

LEGGI L’INTERVISTA A ROBERTO COSTANTINI



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER