Da Omero al rock

Da Omero al rock

“Non si torna più indietro. L’assegnazione del premio Nobel a Bob Dylan significa che il rock è entrato nel salotto buono della Letteratura con la elle maiuscola e la linea di separazione tra cultura alta e cultura bassa non ha più motivo di esistere”. Ma davvero esiste una linea di demarcazione? Perché da sempre la musica ha accompagnato la parola. Anzi, da principio non vi era racconto privo di musica. Virgilio cantò le lodi dell’impero romano, Kipling fece lo stesso per quello britannico. Gli antichi greci inscenavano commedie cantate, “Cantami, o Diva, del Pelìde Achille”; le tribù africane utilizzavano cantastorie. che di villaggio in villaggio si spostavano cantando a memoria gli antichi racconti. La Bibbia invita a lodare Dio con arpe e chitarre, Re Davide ballava e cantava al cospetto dell’Arca, perché la parola prima di tutto era ed è suono. Dunque, nessuno stupore e nessuna critica se l’arte di Bob Dylan, cantore degli Stati Uniti d’America, due anni fa ricevette la massima onorificenza. Ma quello del menestrello è solo uno dei tanti esempi di commistione tra musica e letteratura. Di certo il più importante, ma non l’unico. Da sempre i musicisti hanno oltrepassato il confine musicando testi di narrativa. Pensiamo al lavoro di De André, De Gregori, Dalla, Branduardi, o al movimento dei Cantacronache, gruppo torinese attivo tra il 1957 e 1963 che si ispirarono al lavoro di Brecht. I poeti da sempre si sono cimentanti con la canzone e i cantanti hanno preso spunto dalla letteratura senza mai creare mostri illeggibili o inascoltabili, laddove naturalmente il vero genio è presente, perché musica e parola sono sempre andate a braccetto…

Maurizio Stefanini, giornalista romano che scrive per varie testate tra cui “Il Foglio” e “Libero”, e Marzo Zoppas, scrittore trevigiano ma romano d’adozione già noto per il suo lavoro su Bob Dylan con il libro Ballando con Mr D., con questo saggio tentano di raccogliere e mettere un po’ d’ordine nell’universo creato dalla commistione tra letteratura e musica. E ce n’è davvero per tutti i gusti: dai primordi della cultura, da quel primo bisogno di creare un soffio artistico quando già il suono accompagnava il Verbo, fino al rock delle chitarre acustiche ed elettriche di cui indubbiamente Dylan, che lo si ami oppure no, è stato prima menestrello e ora cantore fuori da qualsiasi schema. Il lavoro dei due scrittori è di certo coraggioso e ovviamente incompleto, data la mole di materiale, ma di certo è un’opera che centra il risultato rendendo bene l’idea di quel titolo azzeccato. Sicuramente da Omero in poi, ma naturalmente anche prima, la letteratura si è innamorata della musica, corrisposta con passione. Di certo questo testo dimostra anche come la letteratura non sia un’arte che deve restare sopra un piedistallo, non fruibile e incomprensibile per la gente comune, poiché è proprio ad essa che occorre e si rivolge. Perciò è un bene che se ne conoscano le origini comuni, le commistioni e i mescolamenti e questo volume lo fa con un linguaggio semplice, elencando dati e mettendo assieme capolavori musicali e autori dal genio indiscusso, come Leonard Cohen o David Bowie, con cantanti e cantautori più popolari e leggerissimi che della scimmia nuda hanno fatto un manifesto musicale e tormentone sanremese fin troppo sbandierato. Ma tant’è, la musica e la letteratura sono per tutti e di tutti ed è casomai il mercato a sbagliare quando indirizza malamente i lettori e gli ascoltatori verso volumi o canzonette banali che lasciano il tempo che trovano.



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