Da Paisà a Salò e oltre

Da Paisà a Salò e oltre
Parlare di cinema italiano da "Paisà", ovvero dal capolavoro di Roberto Rossellini, a "Salò", l’ultimo, contestatissimo, censuratissimo e quasi invisibile film di Pier Paolo Pasolini significa attraversare i trent’anni migliori che il cinema della nostra penisola ci abbia regalato. Maurizio De Benedictis vaga dal neorealismo alla commedia all’italiana, passando per figure sui generis come Sergio Citti e Federico Fellini, non dimenticandosi un approfondimento su Eduardo De Filippo, sempre citato ma mai celebrato a sufficienza. Sette lunghi saggi in cui l’autore, docente di Storia  del Cinema all'Università “La Sapienza” di Roma, studia l’ontologia dell’immagine di alcune delle figure che hanno reso celebre il cinema italiano in tutto il mondo, interrogandosi su come l’immagine autoptica di Rossellini, quella antropologica di Visconti, quella amorosa di De Sica, tecnica di Antonioni, simbolica di Fellini ed infine quella feticista di Pasolini, si siano potute formare, sviluppare, perfezionare ed infine si siano storicizzate non solo nell’immaginario dei critici ma anche in quello dei cinefili di tutto il mondo...
Recensire il testo di Maurizio De Benedictis potrebbe considerarsi futile cosa: prima di tutto perchè risulta improponibile sintetizzare la mole di analisi, informazioni, aneddoti, descrizioni, riflessioni delle quasi seicento pagine del libro, ed in seconda battuta perchè il segmento di pubblico cui si riferisce dovrebbe essere già a conoscenza di un volume del genere. Da Paisà a Salò e oltre è infatti tutt’altro che un libro per tutti. Nonostante la prosa sia sempre scorrevole e l’autore non esageri mai in pindarici voli semiologici, e nonostante gran parte delle scene analizzate siano precedentemente descritte con dovizia di particolari, è difficile approcciare il volume senza una conoscenza discretamente approfondita del periodo cinematografico in questione. O meglio, sarebbe anche possibile ma le infinite sfumature di analisi operate dall’autore perderebbero la loro importanza. E’ necessaria inoltre una passione che vada oltre la semplice curiosità: pur non privo di aneddotica infatti il libro di De Benedictis è da escludere per chiunque desideri un primo contatto con il cinema di Fellini, Rossellini e via discorrendo. I cinefili rimasti nel momento in cui scrivo già fatto loro il libro in questione. Fatte queste, dovute, premesse, è sufficiente segnalare l’assoluta trasversalità del volume, che non si limita a trattare il solo ambito cinematografico ma si allarga a letteratura, e storia dei trent’anni oggetto di studio e diventa così uno strumento indispensabile per analizzare le filmografie più osannate, ma anche occasione per approfondire la figura di Sergio Citti in funzione delle differenze con Pier Paolo Pasolini, a cui quasi sempre si tende a ricondurre il suo cinema.

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