Daft Punk – Icons after all

Daft Punk – Icons after all
1992, Lycée Carnot di Parigi: Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo (con questo nome poteva fare solo la popstar!) fondano assieme al compagno di scuola Laurent Brancowitz i Darlin', un gruppo rock-new wave-punk-noise che dopo qualche mese arriva alla pubblicazione del primo singolo autoprodotto, Cindy, so loud. L'autorevole rivista Melody Maker stronca senza pietà il disco definendolo “daft punk” (punk ottuso, più o meno). I Darlin' non reggono la botta e si sciolgono, ma i due fondatori iniziano a sperimentare con i sintetizzatori e i campionatori. Nel 1994 esce tra l'indifferenza generale il primo singolo dei Daft Punk. È nata una nuova stella...
Il critico musicale e letterario Marco Braggion ha vissuto un'epifania, e ha comprensibilmente voglia di raccontarla. Nella seconda metà degli anni '90, quando milioni di coetanei si facevano crescere i capelli e si compravano le camice di flanella a quadri fulminati sulla via del grunge, lui riscopriva l'electropop pionieristico dei Kraftwerk e la eurodisco di Marc Cerrone e Giorgio Moroder, godeva dei successi di Chemical Brothers & co., esplorava la frizzante scena house transalpina e finalmente si imbatteva nel gruppo che 'tirava le somme', che operava la sintesi perfetta di un intero movimento culturale, estetico e musicale, “(...) il sogno futuristico della techno che si adatta all'ascoltatore occasionale, ma che riesce a stabilire un patto anche con i clubbers più esigenti”: i Daft Punk. In questo saggio Braggion tenta – con ragionevole successo - di condividere col lettore il sense of wonder con cui si è approcciato al lavoro del duo francese, il piacere carnale con cui ha accolto i loro album uno più paradigmatico dell'altro, le sensazioni che l'evoluzione musicale del gruppo ha suscitato in lui. Per far questo ripercorre la loro carriera dai tempi dei Darlin' al successo planetario del singolo “Around the world”, dalla scelta di nascondere i loro volti dietro caschi a metà tra il motociclista e il cyborg al misterioso blackout del 1999 che ha cancellato parte delle tracce sonore del secondo album, dalla collaborazione con il maestro degli anime Leiji Matsumoto all'inquietante film Electroma presentato a Cannes 2006, dal palco dei Grammy 2008 alla acclamata colonna sonora per il remake di Tron. Un percorso che lo stile scanzonato e ultrapop di Braggion, allergico  al mitragliare di nomi e formazioni tipico della pubblicistica musicale,  rende gradevole e stimolante per chiunque ami la musica in 4/4.

 

 

 
 
 
 
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