Dago Red

John Fante
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Un italiano immigrato a Denver, Colorado, negli anni ’30, poteva essere chiamato dago o wop, e così essere permeato da quell’idea di miseria, squallore e sporcizia. Dago o wop. Gli italiani a Denver sono tanti. Tra loro c’è un muratore che di cognome fa Toscana, e di lavoro per lui non ce n’è molto, con tutta quella neve. Guido Toscana ha sposato Maria, e insieme hanno avuto quattro figli: Jimmy, Mike, Clara e Tony, il più piccolo. Nella cucina di casa Toscana, ogni giorno, gli umori altalenanti di Guido – dall’allegria alla disperazione - si incontrano e si scontrano con le tribolazioni di Maria. I figli entrano ed escono dalla porta sul cortile, entrano ed escono dalle punizioni del padre, dagli sguardi della madre. Jimmy va alla scuola parrocchiale, gioca bene a baseball, e osserva ciò che succede a casa. I rumori, i colori, le forme: il padre che torna tardi ubriaco, il cuscino bagnato dalle lacrime della madre, la madre ingrigita dal lavoro e la stanchezza e la delusione, il padre indaffarato nel darsi un tono e nel placare l’insofferenza e la rabbia. E poi i capricci dei fratelli, i turbamenti e le grandi mangiate a tavola. Dalla scuola parrocchiale Jimmy passa al liceo dei gesuiti. Vuole lasciarsi alle spalle l’italianità povera e sporca, il dago e il wop, ma è difficile: le risse sono all’ordine del giorno. Difficile staccarsi da casa, dall’odore di famiglia, dagli occhi del padre, così vicini. Jimmy va all’università, comincia a scrivere racconti. E torna a casa, casa dolce casa, a osservare la sua famiglia e così osservarsi…
Dago Red appare nel 1940, dopo i romanzi Aspetta primavera, Bandini e Chiedi alla polvere. John Fante ritma nei racconti i passi della giovinezza di Jimmy Toscana, figlio di un muratore immigrato che diventerà scrittore. Ogni racconto è un breve componimento d’interni in cui si dà e si rispetta la nervatura vivida di una famiglia (e le sue dinamiche interne che si tendono fino a fare male). L’occhio di Jimmy compone le sfumature del padre e della madre, dei fratelli: gli incontri e gli scontri e il non detto intorno ai dialoghi, alle entrate e le uscite di scena, ai finali che sono chiusure e basta, interruzioni. Dietro le parole di Jimmy, l’autore lo troviamo qui: “ricordati che ci sono certe sere come questa, in cui mi fermo ad ascoltare, a cercare, a sentire, a indagare”.

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