Dall’oblio più lontano

Dall’oblio più lontano
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Parigi, anni Sessanta. Lui è giovanissimo, non ancora maggiorenne. Vorrebbe fare lo scrittore, ma per il momento si limita a vendere i libri degli altri, sulle bancarelle della rive Gauche. Incontra Jacqueline e Gerard per la prima volta nei pressi di un bistrot, d’inverno. Lei indossa un cappotto troppo leggero, tossisce in continuazione, addosso ha un fortissimo odore di etere. Vengono lì quasi ogni giorno, se non sono in giro per i casinò a tentare la fortuna. Il loro sogno è vincere abbastanza soldi da comprare una casa a Maiorca e trasferirsi lì per sempre. Il ragazzo si unisce a loro, beve e fuma in loro compagnia, sente di poter iniziare la storia che da così tanto tempo brama di scrivere. C’è tuttavia un’altra ragione, che lo porta a smarrirsi al loro fianco: Jacqueline è tremendamente infelice. Ci sono uomini che li accompagnano nelle case da gioco di provincia, e che tentano di approfittarsi di lei. Gerard nemmeno lo nota, così accecato dalla brama di soldi e bella vita. Così, una sera, il ragazzo e Jacqueline decidono di lasciarsi alle spalle Parigi, gli amanti tormentati e gli abiti leggeri, e con una valigia piena di soldi scappano lontano, a nord, verso Londra...

Qual è il momento della tua vita che ti appare in sogno quando meno te lo aspetti, quando non ci pensavi da un secolo, dopo che hai sentito per caso una certa canzone o in treno hai scorto una faccia che ti ricorda tanto qualcuno? Ecco, quel momento è l’oblio più lontano a cui potrai arrivare. Per quanto la tua vita sia bella, soddisfacente, piena di emozioni – e lo è, ne sono sicura – quel momento rimarrà con te per sempre, per riemergere di tanto in tanto nei pensieri coscienti. Questa immagine riassume la scrittura di Patrick Modiano e una delle ragioni per cui nel 2014 gli è stato conferito il Nobel per la Letteratura. Se non lo conosci, pensa ad atmosfere più familiari: Jean Claude Izzo e John Fante, ad esempio. Sono romanzi in cui sono protagonisti i luoghi, e la memoria dei luoghi. I personaggi li percorrono in balia della propria umanità imperfetta. Sono così giovani, all’anagrafe, avrebbero davanti tutta la vita, ma lo dimentichiamo. Ci sembrano così vecchi, nel loro lasciarsi trascinare. Eppure qui li ritroviamo più adulti nel finale, ambientato quindici anni dopo il corpo centrale della storia. Una storia breve, fuggevole, che fa venire voglia di visitare Parigi ma ancor più di confidare ai se stessi di allora qualche segreto su come sarà cambiata, nel frattempo, la nostra vita. Fermiamoci a pensare: dov’eravamo, noi, quindici anni fa? Chi eravamo? Quanto siamo cambiati, e cosa invece ci siamo portati dietro, fin qui, da quell’oblio così lontano?



 

 

 

 
 
 
 

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