Dall’ombra alla luce

Dall’ombra alla luce

Attratti dalla larga notorietà acquisita da Caravaggio, quasi tutti i più importanti pittori del tempo giungono fino a Roma per incontrare l’artista o per prendere confidenza con il suo genio creativo, con la tecnica innovativa di una pittura descrittiva scevra da retorica e maggiormente prossima alla realtà, ma non per questo fortemente espressiva e caratterizzata dal tono drammatico reso dai forti contrasti di ombra e di luce. Siamo nei primi anni del Seicento e il Merisi è già fuori scena. Ancora attivo sì, ma costretto a spostarsi per vicissitudini personali tra Napoli, la Sicilia e Malta. Tra i primi a mettersi sulle sue tracce incontriamo Pietro Paolo Rubens, il quale lascia nel 1608 a testimonianza del mancato incontro una “Natività” in cui risulta assai evidente un indubbio influsso caravaggesco. L’opera del grande pittore fiammingo, realizzata per l’Oratorio dei Filippini di Fermo, non è la sola del periodo barocco a recepire caratteristiche della poetica del Caravaggio. Inseguendo quelle di Mattia Preti, Jusepe de Ribera, Orazio e Artemisia Gentileschi, Battistello Caracciolo, Valentin de Boulogne, Giovanni Baglione, Diego Velasquez e molti altri ancora negli altri centri d’irradiazione dell’arte barocca, l’autore ci conduce alla scoperta dei protagonisti e delle opere di quella stagione artistica, fino al progressivo ritorno all'ordine di Annibale Carracci e Guido Reni…

È questa la dimensione in cui amiamo leggere e ascoltare Vittorio Sgarbi. Quando preferisce condurci tra le pareti rassicuranti della galleria dei grandi maestri, tornando a esplorare il repertorio dei loro capolavori in maniera tanto suggestiva e ammaliante da confermare le straordinarie doti d’introspezione e di divulgazione che hanno determinato il successo della sua attività critica. Anche in questo suo quarto volume della Storia e geografia dell’arte italiana, Sgarbi accompagna, all’imprescindibile scrupolo filologico dei migliori studi, l’invito a guardare all’arte come a un fenomeno socio culturale complesso. Affianca alla riflessione sulle tecniche e le pratiche una positiva tensione verso la naturale, ma non scontata, interdisciplinarità della materia, nonché la curiosità verso territori ancora inesplorati ma importanti per la definizione di una cartografia storica dell’arte pittorica. Ne viene fuori un libro bellissimo: colto come un saggio e avvincente come un romanzo storico, senza rientrare in maniera definitiva in nessuna delle due tipologie; dotato tuttavia di tutti gli strumenti interpretativi adeguati sia per accedere ai tesori artistici riprodotti nelle pagine e carpirne ogni più sottesa valenza simbolica, sia per comprendere lo spirito di un’epoca e le conseguenze profonde esercitate sulla poetica degli artisti.



 

 

 
 
 
 

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