Dalle rovine

Dalle rovine
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L’appartamento si trovava al terzo piano di uno dei condomini semicircolari della periferia nord. La finestra della camera da letto si affacciava a sud, in direzione del centro di Fortezza. Ogni stanza dell’appartamento aveva la sua finestra; l’unico ambiente cieco era la stanza delle teche, dove tenevo la collezione. Avevo cominciato a collezionarle quindici anni prima e ormai occupavano gran parte delle mie giornate. Le catturavo in campagna, le ordinavo nei negozi di animali esotici oppure me le procuravo al mercato nero, tramite individui che all’inizio mi avevano spaventato ma che ben presto erano diventati i miei unici contatti con l’esterno. Per le mie creature avevo abbandonato la mia famiglia e vivevo da solo. Il lavoro al giornale era soltanto un ricordo che apparteneva a un tempo diverso. Passavo le mie giornate passeggiando nudo accanto alle teche e ne ammiravo il contenuto: trenta serpenti velenosi, trenta esemplari diversi isolati in altrettante prigioni di vetro. Ogni volta che li guardavo, mi prendevo cura di loro, ne osservavo comportamenti e abitudini, Provavo una sensazione di compiutezza, qualcosa di molto simile alla pace. Non li avevo mai temuti e questo, pensavo, doveva averli disorientati, come se la mia tranquillità fosse in grado di annullare la loro reputazione e di renderli inoffensivi. Alcuni si erano talmente abituati alla mia presenza che si lasciavano prendere. Me li mettevo sulle spalle e restavo immobile, sentivo la loro pelle dura scivolare sulla mia e chiudevo gli occhi…

L’ultima scoperta di Vanni Santoni, editor di quella fucina di talenti che è la collana di narrativa di Tunué, è Luciano Funetta, giovane autore classe 1986 all’esordio narrativo con quello che quasi all’unanimità è stato definito uno dei romanzi italiani più belli del 2015. Tutto incentrato sulla affascinante, decadente e perversa figura del protagonista Rivera e dei suoi serpenti velenosi, Dalle rovine è un romanzo potente e coraggioso che si inoltra con spregiudicatezza in territori che solo una penna già esperta può padroneggiare senza cadere nel patetico: luoghi immaginari, pornografia e snuff movie, spettri della mente, suspense e orrore, e quel misterioso fascino che spesso spinge l’uomo verso il degrado, la perdizione e la morte. Scritto con lucidità ma anche, dove necessario, con uno stile volutamente omertoso, Dalle rovine trasporta il lettore in un baratro letteralmente senza fine, fin dove le coordinate geografiche finiscono per perdersi nella contrapposizione tra città reali e città fantastiche, e dove anche le case, nonostante le apparenze, finiscono per diventare luoghi della mente abitati da fantasmi. Inutile affidarsi alle voce (voci, in realtà) narrante: anch’essa, come quasi tutto il resto, finirà per essere un enigma non risolto. Edgar Allan Poe, Roberto Bolaño e Julio Cortázar i primi nomi che vengono i mente durante la lettura insieme a tanta cinematografia indipendente di cui l’autore si sarà certamente nutrito negli anni. Insieme a un bel po’ di materiale di dubbia provenienza.



 

 

 

 
 
 
 

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