Damasco

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A quattordici anni la pia Teta sposa Jiddo, fascinoso e facoltoso mercante damasceno. Lascia la casa dell’amatissima madre e inizia una vita nuova, fatta delle gravose responsabilità dell’essere moglie di un notabile, padrona di una dimora principesca e madre di nove figli. Ciascuno di loro, crescendo, prende un posto nel complesso mondo della famiglia Baroudi: Laila, la prediletta di Jiddo, assurge crescendo al ruolo di giudice arbitro delle vicende familiari, Karimeh, che in Laila ha la luce degli occhi, segue le orme della sorella, rimanendo zitella nonché senza figli fino a quando il destino, travestito da cugino, le consegna tra le braccia Norma, la bambina di Gerusalemme, una neonata dalle misteriose origini. E così via fino alla piccola e viziata Samia, passando per i quattro fratelli maschi che mal tollerano le velleità dispotiche di Laila e in generale il predominio del lato femminile della famiglia. Tutti insieme, figli legittimi figli bastardi e nipoti d’ogni età riempiono in maniera schiamazzante Beit Jiddo nelle immancabili riunioni del venerdì, quelle in cui i fasti della casa, della venerata Damasco e del nome Baroudi ottundono le coscienze. Non è un caso, in effetti, che alla morte del quasi centenario Jiddo la dinastia prenda a disgregarsi, così come le sue ricchezze…

Le saghe familiari sono un genere a sé stante, questo è certo: tra intrecci sentimentali, gravidanze a gogò, guerre di potere e tradimenti c’è da perdere la testa. Anche lo scenario mediorientale deve piacere, tra arredi sontuosi danze sinuose e cibi speziati. Soprattutto se non è solo una quinta scenica ma quasi un personaggio vivente. Un secolo di storia della Grande Siria (prima dei mutamenti successivi alla Seconda guerra mondiale) è ripercorso attraverso tre generazioni di Baroudi, dentro a un romanzo autobiografico sorprendente. Un po’ c’è uno stile che non ti aspetti, una scrittura moderna e ironica che stride piacevolmente con gli affreschi della splendida Damasco novecentesca. Un po’ ci sono figure di donne che non ti aspetti, zitelle che prendono scelte straordinarie per i tempi e per i luoghi in cui vivono, dal rinnegare l’amore maschile all’adottare, single, la bambina di genitori ignoti. Un po’ ci sono valori, di accettazione di solidarietà di tolleranza, che non ti aspetti perché, complice anche il periodo di sospetto, ci sembra che nelle culture orientali ci sia solo l’odio per il diverso. Non è così, e per fortuna a ricordarcelo arriva un romanzo familiare tenero e denso, con ambientazioni da mille e una notte e una grazia straordinaria.



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