Dammi tutto il tuo male

Dammi tutto il tuo male

Andrea e Barbara si conoscono una sera per caso, con un piatto di finger food in mano e due chiacchiere superficiali durante l’ennesima festa trendy e con la puzza sotto al naso di Milano. Lui lavora in una biblioteca, lei è una tatuatrice con pochi tatuaggi, li preferisce vedere solo sugli altri. La loro storia decolla piano, ma si fa sempre importante; i sentimenti, loro malgrado, prendono il sopravvento e quella ragazza un po’ randagia e dal carattere difficile riesce a fare breccia nel cuore di quel tranquillo bibliotecario abituato a mettere la vita privata dopo tutto. Entrambi iniziano ad avere un disperato bisogno dell’altro. La corrente che scorre tra di loro e il caso che come sempre ci mette lo zampino gli daranno un motivo in più per stare insieme, la piccola Viola. Loro figlia forse è stata concepita tra le risate nel più inaspettato momento della loro vita, sul bambù rotto di una sdraio nella veranda della vecchia casa paterna. La loro famiglia potrebbe sembrare apparentemente normale. In realtà ci sono tanti segreti covati nel cuore di entrambi. Lacrime e sorrisi che si danno il cambio a volte senza troppe spiegazioni. L’evento che cambierà tutto però è un altro, un evento atroce, imprevedibile, nel buio dei boschi lombardi, che modificherà per sempre la loro esistenza. Viola imparerà a vivere solo con Andrea, cercando sua madre nelle sconosciute che intravede dal finestrino della macchina in giro per la città, desiderando di vedere quelle lucciole che accompagneranno il ritorno di una madre che non ha mai davvero conosciuto. Un ritorno che non può essere possibile e che soltanto suo padre potrà spiegare…

L’incipit di questo bel romanzo di Matteo Ferrario è quasi dostoevskiano. Quel “Sono un padre e un assassino” ricorda molto le prime parole delle Memorie dal sottosuolo del grande autore russo. Matteo Ferrario decide, quindi, di dirci tutto subito: nella stessa frase veniamo a sapere che il protagonista ha un segreto enorme e una vita apparentemente normale, tutto questo grazie a sua moglie ‒ forse ex, forse vittima. Questo artificio narrativo però non azzera la suspense ma l’aumenta. Il lettore vede la sua curiosità aumentare: cosa e perché l’ha portato ad uccidere? E i due livelli su cui è scritto il libro aiutano a raggiungere la verità. Da una parte c’è la vita quotidiana di Andrea con sua figlia, le preoccupazioni quotidiane di qualsiasi genitore e i problemi legati ad un’assenza ingombrante. Dall’altra abbiamo i ricordi che prendono la forma di una vera e propria biografia dell’assassino. L’amore di Andrea e Barbara viene minuziosamente raccontato fin dai primi istanti per poi mostrare le sue mancanze, o meglio, le fondamenta fragili su cui poggiava. Entrambi si gettano sull’altro alla ricerca di quello che non hanno mai avuto la possibilità di possedere: una vera famiglia. La possibilità di crearne un’altra tutta loro se inizialmente li spaventa e confonde, successivamente è il motore che li traina verso la tragedia. Andrea si fa carico proprio di quella rabbia che Barbara porta nel ventre. In questo il romanzo di Matteo Ferrario risulta pienamente riuscito, nel raccontare cioè una genitorialità diversa da quella da pubblicità televisiva, che costringe gli individui coinvolti anche riconsiderare il loro concetto di bene e di male.



 

 

 

 
 
 
 

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