Dannazione

Dannazione
Madison - figlia di un produttore e una diva di Hollywood bellissimi, promiscui, ossessionati dall'ecologia e dal politically correct che passano la vita ad adottare bambini del Terzo mondo che poi imbottiscono di psicofarmaci e trattano come giocattoli - ha 13 anni, è sovrappeso, è infelice e soprattutto è morta. Come non lo ricorda esattamente: le pare di aver fumato una cifra di marijuana durante la sua ultima serata da viva, probabilmente è stata una overdose o qualcosa del genere. Fatto sta che, dopo la visione di una limousine nera con autista e con finestrini neri che la portava chissà dove, ora si è svegliata in una cella col pavimento disseminato di dolciumi vecchi e le sbarre di ferro viscide di muffa e sangue. Accanto alla sua cella ce ne sono tantissime altre, una fila di celle che si perde all'orizzonte in entrambe le direzioni. La sua vicina è una specie di pin-up dal look dozzinale che sembra saperla lunga e le dà qualche buon consiglio su come comportarsi laggiù all'Inferno. Già, perché a quanto pare Maddy è finita nel regno di Satana, tra mostruosi demoni usciti da tutti i pantheon possibili, deserti di forfora, pianure di vetri rotti, oceani di sperma alimentati in tempo reale da tutte le masturbazioni del mondo, mari d'insetti e così via. E la cosa – sorpresa! - tutto sommato non le dispiace...
Scritto durante la malattia e subito dopo la morte della madre di Chuck Palahniuk, Dannazione è il primo capitolo di una trilogia che come il celebre poema di Dante Alighieri si occuperà, dopo l'Inferno, di Purgatorio e Paradiso in rapida successione. Il viaggio oltremondano che il geniale scrittore di Portland fa fare alla sua sarcastica teenager protagonista è il pretesto per una satira socioculturale al vetriolo nella quale l'Ade fa da specchio deformante alle contraddizioni terrene. Nel mirino soprattutto la gente di spettacolo con le sue fisime, i suoi esibizionismi, la sua grottesca doppia morale  (Palahniuk giura di essersi ispirato per gli Spencer a una coppia celeberrima di Hollywood che non vuole rivelare, ma non saprei dire quale, forse Brad Pitt e Angelina Jolie?). L'atmosfera generale è da vaudeville ultrapop, e i toni horror o gotici sono davvero in secondo piano, tanto che anche i demoni più mostruosi fanno pensare più a dei godzilloni gommosi dall'attitudine perversa più che a spaventose incarnazioni del male assoluto. Malgrado tutte queste premesse però il romanzo delude un po' e cala vistosamente nel finale: ottime idee ce ne sono (la rivelazione che i call center che ci tormentano a tutte le ore sono tutti posizionati all'Inferno, oppure l'acuta satira sull'educazione politically correct che cerchiamo di dare ai nostri bambini) ma non mancano anche le goffaggini (lo scontro con Hitler, l'assalto 'swiftiano' al demone serbo Psezpolnica). Perfetta sintesi di questo andazzo le introduzioncine a ogni capitolo in stile Judy Blume: argute e divertenti all'inizio, noiose e quasi irritanti sulla lunga distanza. Ah, un'altra cosa: lo sapevate che “Quanto all'odore, l'inferno non è niente in confronto a Napoli quando non raccolgono l'immondizia”? Anche nell'Oregon ridono di noi.

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