Dante in Cina

Eugenio Felice Maria Zanoni Hind Volpicelli ‒ nato a Napoli nel 1853 e deceduto a Nagasaki nel 1936 – dopo aver terminato brillantemente gli studi presso il Collegio Cinese l’Orientale, nel 1881 lascia la città natia e parte per un lungo viaggio in estremo Oriente. Discendente di un nobile casato e ricco di un prodigioso bagaglio culturale, impeccabile conoscitore di circa quindici idiomi e dotato di arguta scaltrezza, non esita a divenire in breve tempo Console Generale di tutta la Cina meridionale. Una missione che lo vede alternare non solo visite ai templi e frequentazioni dei salotti mondani, ma anche viaggi in pagoda tra giungle e pirati, nonché incontri con missionari francescani. La sua attività diplomatica tra la Cina, Hong Kong, Macao e infine a Nagasaki non è che la motivazione ufficiale che lo ha spinto in quelle terre. La vera ragione risiede nel suo profondo desiderio di diffondere tra le locali popolazioni il suo sconfinato amore per l’arte letteraria di Dante. Ora traducendolo, ora divulgandone l’arte nel corso di gremite conferenze, egli costruisce un ponte culturale capace di abbattere barriere e steccati linguistici e avvicinare tradizioni letterarie solo territorialmente lontane. Volpicelli è un uomo disponibile che da un lato non perde mai di vista il proprio retaggio culturale, mentre dall’altro dedica il vissuto di ogni giorno con il proposito di cogliervi un sapere esaustivo…

Ciò che di primo acchito incuriosisce e subito dopo appassiona del libro di Eric Salerno – a lungo corrispondente estero e inviato speciale del quotidiano “Il Messaggero” – è anzitutto il titolo. Dante in Cina non è solamente il resoconto della biografia avventurosa di un cultore che dissemina la Cina del suo amore per il Poeta; ma anche il ritratto di un diplomatico appassionato ma mai irretito dalla malia seducente di un esotismo senza tempo e senza spazio che testimonia, con l’ossessione dei minimi accadimenti e la dovizia di luoghi e circostanze, un mondo al di là delle apparenze e delle abitudini. Ecco perché il salto dalla curiosità alla passione si compie in un breve lampo. Anche il lettore meno avvezzo non resiste alla tentazione e, come un ghiottone in pasticceria, ingurgita le pagine l’una dopo l’altra. Sagace e puntuale nel ricordare e nel ricostruire la vicenda di Volpicelli, che si snoda tra bagliori impressionistici e richiami letterari alla stregua di un erudito flaneur, l’autore ci conduce nella vicenda corale di una porzione di mondo che ha tante facce ma ha la voce dell’individualità di una tradizione ricca di consegne secolari che hanno ricamato il suo tessuto etnico. Il libro di Eric Salerno può essere un saggio letterario, un romanzo storico, una biografia: il lettore non ha che da scegliere e immaginare quel che più gli piace poiché di qualsiasi genere si tratti, non cambia la suggestione del libro che vi consigliamo vivamente di leggere.



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