Danza macabra

Danza macabra
Inverno 1980. Nella lussuosa villa di Melanie Fuller, a Charleston, è arrivato l’appuntamento annuale con il rituale del Gioco. La fascinosa Nina Drayton – che in realtà ha quattro anni più di Melanie ma ne sembra la figlia – e l’azzimato Willi Borden (alias Wilhelm von Borchert) raggiungono la padrona di casa e davanti a una tazza di tè – tra finta cortesia e battute acide - fanno a gara sul salotto buono a chi durante i dodici mesi precedenti ha ‘usato’ più persone e con le conseguenze più sanguinose. Già, perché i tre hanno il potere di impadronirsi della volontà di uomini e donne trasformandoli in burattini al loro servizio e se ne servono per avere soddisfazioni sessuali, per arricchirsi, per uccidere. Serial killer, stragi familiari, persino l’assassinio di John Lennon quell’anno portano la loro firma: chi ha il Talento si nutre di violenza, assorbe energia vitale per restare vivo per secoli, in una gara agghiacciante che ogni anno premia il manipolatore più zelante. Ma Melanie stavolta ha in serbo per i suoi ospiti una sorpresa: ha totalizzato zero punti, ha intenzione di abbandonare il Gioco, si sente stanca e vecchia, forse ha deciso di morire come i normali esseri umani. Una cappa di tristezza scende sulla casa, e dopo un ottimo brandy Nina e Willi si congedano imbarazzati. L’indomani, l’aereo sul quale Willi sta tornando a Los Angeles esplode in volo: Melanie sospetta da subito di un complotto di Nina, e i suoi timori trovano conferma quando il suo fidato maggiordomo cerca di accoltellarla. Melanie usa un passante per combattere con l’uomo, e in breve – possessione dopo possessione - si scatena una guerra tra lei e Nina che semina numerosi cadaveri – tra i quali quello di una di loro due. Lo sceriffo Bobby Joe Gentry brancola nel buio, mentre il produttore cinematografico Tony Harod, anche lui dotato del Talento e fraterno amico di Willi Borden, viene incaricato dai più potenti vampiri mentali del mondo di verificare se Willi è davvero morto come sembra…
A ormai diciassette anni dalla prima edizione Mondadori (nella mai troppo rimpianta collana Interno Giallo), torna in libreria – nella ponderosissima versione originale da quasi 900 pagine – il romanzo-cardine della produzione horror di Dan Simmons, ampliamento (e che ampliamento!) di un precedente racconto da noi tradotto col ridicolo Nefasto gioco di morte, che come nel caso di Danza macabra (sebbene qui con migliori pretese e fortune) tradisce il titolo originale Carrion Comfort, un omaggio all’omonimo componimento di Gerard Manley Hopkins, sacerdote gesuita e poeta del XIX secolo – citato peraltro in apertura di volume. Violenza, gore, erotismo, ritmo altalenante ma coinvolgente: ecco i segreti di un libro che è in assoluto il più riuscito sul tema del vampirismo mentale e ha ormai statura di classico. Del resto la narrativa di genere – come la cinematografia – è fatta di prodotti a basso budget destinati a un pubblico di aficionados e di kolossal pieni di attori, comparse, location, effetti speciali. Ecco: questo libro è spielbergiano nel suo nitore, nel suo equilibrio, nella sua grandeur, nella sua furbizia - perché no. La sensazione è che Simmons sapesse sin dall’inizio di avere per le mani un prodotto che avrebbe potuto segnare la svolta nella sua carriera (e infatti nel 1990 il libro si è aggiudicato il premio Locus e il Bram Stoker Award) e volesse ponderare ogni sequenza, ogni colpo di scena, ogni evoluzione del plot. Riuscendoci, peraltro. E se fino a questo momento stupiva dolorosamente l’assenza di una riduzione cinematografica di Danza macabra, è di questi giorni la notizia che Alexandre Gavras, il figlio di Costa, realizzerà il film tratto dal libro, e che probabilmente la bella Audrey Tatou (“Il favoloso mondo di Amélie”, “Il Codice Da Vinci”) lo interpreterà.

 

 

 
 
 
 
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