Dario e Dio

Dario e Dio

Come dobbiamo immaginarci Dio? Platone ne parla usando l’efficacissima metafora del demiurgo, il poeta Esiodo immagina una situazione di caos primordiale, per gli Egizi l’origine di tutto è stato il dio Sole che impastava sperma e saliva, qualcosa di improponibile per una cultura sessuofoba e retrograda come quella cristiana. Il Dio dei cristiani come dovrebbe essere, prestando fede alle Scritture? È molto semplice: è un folle egocentrico, brutale e ossessionato dall’amore che pretende dagli altri, dispettoso e vendicativo, capace di sterminare i nemici di Israele solo perché adoravano un vitello d’oro. La Chiesa nella sua follia millenaria ha giustificato tutto, dalle torture alle persecuzioni, persino il nazismo. D’altronde non dobbiamo credere a un progetto, a una pianificazione dettata dall’alto, a qualcosa di intellegibile per noi poveri mortali? Usando anche solo un pizzico di logica, viene il sospetto che se Dio ci ha creati davvero a sua immagine e somiglianza, forse anche Lui è un crudele assassino, pieno di lati oscuri e di follia. Addirittura Bernardo di Chiaravalle, oltre a mandare al rogo il coraggioso predicatore Arnaldo da Brescia che chiedeva il rispetto della povertà evangelica, inventò brillantemente il concetto di “malicidio” per giustificare le migliaia di morti delle crociate: se uccidi i cattivi e gli infedeli Dio è contento, quello che oggi predica l’ISIS. Ma chi può stabilire chi è buono e chi cattivo? Un Dio che non siamo certi che esista? Testi scritti millenni fa da chissà chi e interpretati a seconda delle esigenze della Chiesa? Uccidere per una religione è inconcepibile, giustificarlo con questi giochi verbali è squallido, specie se si sostiene che Dio è amore. Qual era il rapporto di Gesù con le donne? Ne L’ultima cena di Leonardo Da Vinci si è a lungo tentato di vedere Giovanni nella figura accanto a Cristo, con capelli lunghi tratti delicati. Meglio credere che si tratti di un efebo che di una donna, la Chiesa misogina non poteva permettere un’equiparazione dei due sessi. In realtà era la Maddalena, con cui il Cristo aveva un rapporto molto intimo. Se la Chiesa avesse fatto di Maddalena la sua pietra angolare, come forse lo stesso Messia voleva, anziché del misogino e conservatore Pietro, la Chiesa forse avrebbe avuto un percorso diverso…

Chi conosce Dario Fo e il suo dichiarato ateismo potrebbe rimanere sconcertato dal titolo di questo libro, pensando forse a una conversione in età senile del genio nativo di Sangiano. Sgomberiamo subito il campo da possibili fraintendimenti: non è così, Dario Fo è ancora orgogliosamente ateo, non si è ancora ridotto a cancellare la sua storia e le sue idee, e tutti noi ne siamo felici. Dario e Dio è un libro sui generis, una confessione a cuore aperto del Premio Nobel per la Letteratura alla giornalista Giuseppina Manin, con cui dialoga per 170 pagine su temi sacri in maniera profana. D’altronde non ci si potrebbe aspettare altro dall’autore di Mistero buffo, che fa del dissacrare un mantra. A novant’anni appena compiuti, con tanto di celebrazioni in tutta Italia, il Maestro ci sorprende ancora e con una cultura vastissima affronta un’infinità di temi spinosi riguardanti la fede cristiana. Pur restando fieramente ateo, manifesta il suo apprezzamento per San Francesco, un pazzo di Dio, un Dio inteso come magnificenza e natura, come puro spirito, un concetto vicino a quello che ha lo stesso Fo del divino. L’autore sembra molto sensibile al tema delle donne nella visione cristiana: la donna è additata sin dalla Genesi come responsabile i tutti i mali della razza umana, ma non è così. La donna è generatrice, piena di virtù, intelligente e passionale ben più dell’uomo. Da lei parte tutto, perché nell’Eden la donna ha deciso di mangiare il frutto della disobbedienza, che ha dato all’uomo la mortalità ma anche la conoscenza di bene e male, emozioni e dolori, turbamenti, amore e vita. Pur se smussata recentemente da due papi progressisti come Luciani e Bergoglio (gli attestati di stima di Fo al suo indirizzo sono cosa nota) la misoginia permane. Eppure le donne sono così estremamente importanti, essere così divini secondo Fo – che ancora oggi, senza riuscire a spiegarselo, si sente guidato dai consigli della madre e della sua amata metà Franca Rame – che meriterebbero ben altro trattamento. D’altra parte, in ebraico ruah vuol dire spirito, ma anche madre, e sarebbe il caso di dare alla parte femminile un ruolo nella Chiesa, perché chi ci dice che persino Dio – per chi ci crede – non sia femmina, come nella bellissima versione della creazione scritta da Franca e che Dario ci regala qui?



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