The dark

The dark

Ha detto “cazzo”. Gli è scappato, non voleva pronunciare quella parola ma adesso Mahoney è su tutte le furie e afferra la pesante cinghia appesa ad un chiodo, quella su cui solitamente affila il suo rasoio. “Vieni di sopra, forza. Ti darò una bella lezione. Ti darò una bella lezione”. Inutile implorare, scusarsi: suo padre lo afferra per la spalla e lo spinge fuori dalla stanza in direzione di quella delle sue sorelle; Mona, al loro ingresso, salta fuori dal letto impaurita ed è chiamata a fare da testimone alla punizione. Il ragazzo, piagnucolando, è costretto a spogliarsi e a stendersi sulla poltrona; la cinghia scatta per tre volte: il suo suono è terribile, lui è madido di sudore, trema e strilla. Pensa con nostalgia a sua madre, morta qualche hanno prima. Ma non viene colpito, la cinghia colpisce solo i braccioli della poltrona. Raccolti i vestiti, il ragazzo si rifugia nel vecchio gabinetto col catenaccio. È li che si rintana spesso per calmarsi dopo avere subito l’ira di Mahoney; lui li picchia anche senza motivo, ed è per questo che insieme alle sue sorelle hanno imparato a non coinvolgerlo nella loro vita, lasciandolo da solo con se stesso, non rivolgendogli la parola. Alcune volte però è difficile non considerarlo: Mahoney propone tutto allegro una gita in barca al fiume, loro diffidano, ma poi cedono sempre. E va tutto bene finché le lenze non si ingarbugliano e lui comincia a sbraitare “(…)Chi me l’ha fatto fare di portarvi con me? Oh Signore, che fardello questa massa d’ignoranti disgraziati”. Ed ecco che riaffiora l’odio: riesce sempre a fregarli, riesce sempre ad essere sgradevole. Ma ci sono momenti ancora peggiori, in quelle notti in cui Mahoney è in cerca di affetto: il ragazzo, steso nel letto, non riesce a dormire nell’attesa che suo padre entri goffamente sotto le lenzuola accanto a lui, conta e riconta le travi sul soffitto. Finché lui arriva, e fa un po’ di conversazione, lamentandosi delle divergenze all’interno della famiglia. La proposta di una giornata diversa a spasso in città, di un tè insieme al Royal Hotel. E poi le sue mani che vagano sulla schiena del figlio, sollevano la camicia da notte, scivolano sulle cosce e risalgono. E giù di nuovo, mentre il respiro gli diventa affannoso. “Ti piace. Ti fa bene”, dice. “Mi piace”. Cos’altro si potrebbe dire?

Torna alla ribalta, dopo cinquant’anni dalla sua pubblicazione, il romanzo più controverso di John MacGahern, autore considerato tra i più influenti d’Irlanda ma quasi del tutto inedito nel nostro Paese. Quando The Dark vide la luce, nel 1965, MacGhaern dovette fare i conti con la morale cattolica dell’epoca, ipocrita e bigotta, che non poteva digerire termini come “masturbazione” o “abuso sessuale”, soprattutto se associati a figure come padri di famiglia e preti; l’opera fu subito oggetto di censura da parte del CPB, Censorship of Publications Board, organo non governativo finanziato dallo stato tutt’ora esistente in Irlanda, supervisore di libri e periodici che può vietarne la diffusione se ritenuti osceni, indecenti o a favore dell’aborto, ancora quasi del tutto illegale. Le cronache dell’epoca riferiscono di una dignitosa e silenziosa accettazione del fatto da parte dell’autore, ma la verità è che il suo affronto al predominio del cattolicesimo – abituato da sempre a controllare le persone attraverso il senso di colpa e a nascondere il sudiciume dietro comportamenti di facciata – gli è costato molto caro: il licenziamento dal suo ruolo di insegnante a Dublino e il suo conseguente “esilio” a Londra dove, oltre a riprendere ad insegnare, lavorò anche come operaio e critico letterario. The Dark è scritto con una prosa semplice ma efficace alternando i punti di vista – particolare l’uso del “tu” – e contrariamente a quanto può sembrare non è tanto la storia di un abuso quanto quella dei tormenti e delle indecisioni di un ragazzo (di cui non si conosce il nome) immortalato nel momento cruciale della propria esistenza: quello in cui sta per diventare uomo. Passare gli esami a scuola è la priorità, ma dopo? Quale strada imboccare per raggiungere la tanto agognata sicurezza? Forse i lunghi studi universitari. O il sacerdozio, reprimendo per sempre la passione che lo spinge inesorabilmente verso le donne e il mondo. Oppure il guadagno immediato con un monotono impiego alla compagnia di fornitura elettrica a Dublino. La cosa più importante è prendere le distanze dall’ignoranza, dalla mentalità gretta della campagna, dalle fatiche immani della terra. Ma soprattutto allontanarsi da lui, Mahoney: padre padrone, rozzo, anaffettivo. Schifoso. Lo spauracchio odiato e compatito insieme. L’esempio da non seguire mai.



 

 

 

 
 
 
 

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