Dawla

Damasco, settembre 2005. Durante un blitz della Sicurezza siriana Ayham Ṣaqr viene arrestato assieme a due compagni del Gruppo Shams, Giovani per la Siria. Sbattuto in una cella d’isolamento del quartier generale dell’Aeronautica al-Amn al-Jawī, il dissidente – che solo pochi giorni prima ha firmato la cosiddetta Dichiarazione di Damasco, un appello al presidente Bashshār al-Asad per rilanciare le riforme democratiche – viene torturato a sangue due volte al giorno, per due interminabili settimane. Gli agenti della Sicurezza vogliono sapere chi c’è dietro al Gruppo Shams: l’Arabia Saudita? Il Libano? Gli Americani? Tra un interrogatorio e l’altro, nella “munfarida”, l’angusta cella di sessanta centimetri in cui è rinchiuso, Ayham dorme un sonno profondo e senza sogni. Si sveglia solo pochi minuti, per mangiare lo scarso rancio della prigione, poi precipita di nuovo nell’oblio. Il quindicesimo giorno le guardie lo prelevano dalla cella di buon mattino e lo accompagnano al deposito. Lì gli riconsegnano i documenti e il portafoglio, gli scattano delle foto segnaletiche e lo fanno accomodare in una sala d’attesa dove il giovane con sua somma sorpresa trova non solo i due amici con i quali è stato arrestato, ma anche quattro degli altri cinque fondatori del Gruppo Shams: tutti portano sul volto i segni delle percosse e delle torture, ma sono convinti che il regime abbia deciso di rimetterli in libertà. È una mera illusione, la loro: ammanettati e bendati, vengono caricati su un furgone e trasportati in una località ignota, un’altra prigione. Qui vengono denudati, sottoposti a duri interrogatori quotidiani e massacrati di botte. Le guardie vogliono sapere quanti soldi ha preso dagli Americani il Gruppo Shams…

Di libri sull’ISIS o Daesh (adattamento dell’acronimo di al-Dawla al-Islamiyya fī ‘Irāq wa l-Shām, DAIISH) ce ne sono ormai molti, in circolazione. Pochissimi o nessuno però riescono a farci capire come questo Dawla di Gabriele Del Grande, giornalista e fondatore del blog “Fortress Europe”, l’intricata catena di eventi politici che in Siria e in Iraq hanno portato all’avvento dello Stato Islamico. Vi è mai capitato in questi anni di leggere articoli sulla guerra in Siria senza nemmeno capire esattamente quali fazioni fossero in campo? A me sì, molte volte. E solo dopo aver letto questo originale reportage, metà fiction metà saggio, ho finalmente capito come stavano le cose e perché. Dawla è fatto sostanzialmente di quattro storie che si intrecciano tra loro: quella di un dissidente siriano, che ci accompagna dal 2005 alla nascita dell’Esercito Siriano Libero (FSA) e allo scoppio della guerra civile nel 2011, dall’entrata in scena dei curdi alla presa del potere da parte delle fazioni jihadiste e alla fondazione dello Stato Islamico, e quella di tre disertori di al-Dawla al-Islamiyya: un combattente siriano della prima ora, che ribattezzatosi Abū Mujāhid diventa emiro della “polizia morale” Ḥisba e membro dei reparti d’assalto degli inghimāsiyyīn, un hacker giordano, Abū Karīm, fermamente convinto della imminente fine del mondo e convinto jihadista, e infine un agente iracheno dei servizi segreti della Sicurezza Esterna del Dawla, Abū Usāma, ai diretti ordini del leggendario Awrās al-‘Irāqī, ex colonnello della Guardia Repubblicana irachena. In un’intervista a “Vice” l’autore ha raccontato la genesi del libro: “Dal settembre del 2016, in seguito ad un crowdfunding, ho iniziato a viaggiare alla ricerca di materiale e contatti. (…) Sono tornato dai sei mesi di viaggio con 200 ore di interviste audio. (…) Oltre ai protagonisti e ai personaggi minori, ci sono 70 personaggi che non sono finiti nel libro, ma che sono serviti a me innanzitutto per verificare l’attendibilità delle fonti e poi per dare delle pennellate al libro, per garantirne il carattere narrativo”. Un carattere narrativo che non viene mai a mancare e dà a questo reportage la forza di un romanzo a più voci: un romanzo di vendetta e di fede, di segreti e potere, di rivoluzione e di morte. Must assoluto



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