Dead city

Dead city
Charley Flowers vive ormai da solo all'Hotel Exchange Place, una bettola a sei piani che riecheggia, come lui d'altronde, fasti di un'epoca gloriosa ormai andata. Ed è proprio questo il punto che infastidisce Charley. L'essere stato retrocesso come un qualsiasi pivellino a rango di semplice picchiatore da utilizzare per strozzinaggio e roba simile, e non sapere bene neanche lui il perché. Proprio in uno di questi infimi lavoretti, Charley conosce Harry Strega, giovane rampante reduce del Vietnam al suo primo incarico, a cui Flowers consiglia l'affiliazione al boss Joe Zucco, capomafia del New Jersey, a cui egli stesso fa capo. Joe è arrivato alla mezza età e raggiunto il suo status di intoccabile, trascorre le sue giornate controllando come un qualsiasi uomo d'affari i suoi traffici in continua espansione. Peccato che da qualche tempo l'altrettanto spietato Alexis Machine, si è messo in testa di fargli la guerra...
Shane Stevens, pseudonimo di un misterioso autore di cui si ignora la vera identità, sul cui conto si sono spese varie leggende metropolitane (a partire dagli anni '80 è sparito dalla scena pubblica e pare sia deceduto nel 2007) e a cui peraltro scrittori del calibro di Stephen King, James Ellroy e Michael Connelly hanno a vario titolo reso omaggio, giunge in Italia con questo romanzo scritto nel 1973 in cui Stevens mette in scena il lato peggiore del sogno americano. Gangster, affaristi, picciotti, sicari, gente senza scrupoli capace di risolvere piccole e grandi questioni a suon di coltellate e revolver. Su tutti, la grande mano di Cosa Nostra, capace di muove i fili dei suoi miseri burattini seguendo l'unica legge da essa conosciuta, il “businnes”. La mano di Stevens è impietosa ed è capace come pochi di caratterizzare le miserie di questi goodfellas pronti a tutto pur di conquistarsi la loro personalissima fetta di inferno.

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