Dead end blues

Dead end blues
L'ispettore di polizia è davanti la scrivania di Moll, il commissario di Divisione. Tra poco l'ispettore lascerà su quella scrivania il suo distintivo e la pistola, per uscire dal commissariato come un uomo qualunque. Tutto è cominciato qualche tempo prima, quando l'ispettore è andato sul luogo di un incidente stradale: il ragazzo alla guida della macchina che si era sfracellata stava per morire e la ragazza accanto a lui era già morta - con la testa completamente staccata dal corpo. Ordinaria amministrazione, come la madre della ragazza, che più tardi è arrivata al commissariato, proprio lei che faceva prostituire la figlia per tirare avanti. Ma a pensarci bene tutto è iniziato più tardi, quando l'ispettore è tornato a casa e ad aspettarlo ha trovato il suo vecchio amico e collega Franck. Negli ultimi tempi non sta tanto bene, da quando ha scoperto di avere un cancro. È venuto a trovarlo perché ha un affare da proporgli: un colpo pulito, un affare di denaro e di droga, e in ballo ci sono tre milioni di franchi a testa. Un colpo per chi non ha più nulla da perdere...
Dead end blues è il primo romanzo di una trilogia noir avente per protagonista l'ispettore senza nome appassionato di blues e la città più romantica del mondo: Parigi, che in queste pagine diventa ricettacolo di disgrazie e tragedie umane. Come tutti gli altri libri di Hugues Pagan, algerino classe 1946, con un passato da poliziotto, anche questo si caratterizza per una scrittura semplice e diretta. Il protagonista si costruisce da solo, raccontando in prima persona le vicende che lo coinvolgono con una verve e un tono di chi nella vita ha già visto tutto quello che c'è da vedere. Rispetto ai libri che proseguono la serie, Dead end blues – uscito per la prima volta in Francia nel 1990 – ha per protagonista un ispettore caratterizzato da una scorza ancora molto dura, della quale Pagan, nei due romanzi successivi, si libererà poco a poco mostrando al lettore le sofferenze e la profonda umanità del personaggio. In questo romanzo prevale il romanzo di genere: l'intreccio noir, gli omicidi, le vendette, la malavita, la corruzione. Tutti i personaggi, nessuno escluso, anche i più piccoli, emergono dalla pagina come sangue da una ferita. Il lettore segue la vicenda con passione fino all'ultima pagina, anche grazie al ritmo veloce e sincopato che pervade la prosa dell'autore, per niente estranea a ritmi cinematografici. Lo stesso mondo, fatto di vecchie pellicole e cinema fumosi, dal quale questo romanzo, più degli altri, sembra attingere. Impossibile non intravedere dietro la figura del protagonista la sagoma di un uomo con l'impermeabile e il cappello, impegnato a fumare la sigaretta in una remota cittadina di mare del Marocco.

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