Deep Purple

Deep Purple
Fine anni '50: Londra è piena di gruppetti di adolescenti che imitano il sound americano del momento, e fanno rockabilly, skiffle, folk. Non fanno eccezione un ombroso teenager di provincia di nome Ritchie Blackmore, che passa di band in band allenandosi a fare assoli virtuosistici, a spaccare chitarre sul palco e persino a suonare con un'improbabile armatura da antico romano, lo zazzeruto batterista Ian Anderson Paice che addirittura ha già assaggiato il professionismo viaggiando con i suoi Maze verso l'Italia per suonare qualche mese in un locale, e il pianista Jon Lord che sta tentando di convertirsi al rock dopo aver passato gli esami al Royal College of Music e aver studiato recitazione. Dopo varie vicissitudini, i tre confluiscono nei Roundabout con Nick Simper e Rod Evans, e iniziano a incidere cover e fare tour con alterni successi. Nel 1968 la band decide di cambiare nome, e dopo aver scartato numerose idee opta per Deep Purple, originariamente il titolo di un brano di pianoforte molto caro alla nonna di Ritchie. Arrivano un album d'esordio, una tournèe negli Stati Uniti e un secondo album, ma anche tante accuse di pacchianeria e molti dubbi che si insinuano nella testa di alcuni componenti: il risultato è l'allontanamento di Evans e Simper e il reclutamento del bassista e del cantante di una band molto più fresca e pop dei Purple: Roger Glover e Ian Gillan degli Episode Six. Il gruppo si mette subito al lavoro su nuove canzoni e bum! scatta qualcosa che dà vita a musica destinata a passare alla storia...
Nonostante ammetta di essere un fan dei Deep Purple dal 1970 (ed è tanto tempo, ragazzi, tanto tempo davvero), il giornalista britannico Dave Thompson, corrispondente di storiche testate musicali quali Rolling Stone, Melody Maker e Spin, con questo saggio monumentale riesce a tenersi ben lontano dai territori dell'agiografia, evitando un difetto molto comune purtroppo a questo genere di libri, che – ritenuti probabilmente a ragione diretti a un target di super-appassionati di questo o quell'artista – finiscono spesso per diventare melense celebrazioni prive della pur minima traccia di spirito critico. E invece nella disamina della parabola musicale del gruppo forse più rappresentativo della storia dell'hard rock (assieme a Black Sabbath, AC/DC e Kiss, tutti però 'specializzati' in sottogeneri diversi) l'autore non lesina critiche quando le ritiene necessarie, e non esita a definire 'evitabili' gli album meno riusciti, aiutando chi vuole orientarsi nella non sterminata (17 album in 40 anni) ma comunque congrua discografia dei Deep Purple a scegliere da che parte cominciare. Non mancano gustosi dietro le quinte, e la ricostruzione del travagliato rapporto umano tra Ritchie Blackmore e Ian Gillan (ma forse sarebbe più opportuno dire tra Ritchie e il resto del mondo) è avvincente ed emozionante, per non parlare del dramma umano di Tommy Bolin. Utilissime la discografia in appendice completa di bootleg, singoli e video e le foto allegate: l'immagine della conferenza stampa di presentazione della formazione Mark III con Coverdale e Hughes non si batte.

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