Deep Web ‒ La Rete oltre Google

Deep Web. Inteso come il lato oscuro di internet e quello più ignoto. Il termine, unito a sinonimi semantici come Darknet e Dark Web, indica la parte di Rete che non è visibile in chiaro nei motori di ricerca canonici. Nel web profondo si naviga nel più totale anonimato. Questo spinge spesso i mass media ad associarlo unicamente a mezzo utilizzato da criminali, non solo spacciatori e terroristi ma anche pedofili e sicari. In realtà, secondo le statistiche pubblicate dal progetto Artemis, il materiale pedo-pornografico copre il 4% del totale dei documenti e dei portali sui server anonimi del deep web. La cyber criminalità si attesta sul 23%, la propaganda terroristica al 17%, l’attivismo (chiamato in gergo hacktivismo) di gruppi come Anonymous al 4%. Per utilizzare una metafora solo in parte impropria, il dark web è ciò che l’isola di Tortuga fu per i pirati dal XVII secolo in avanti: un’area di libertà non sottoposta alla sorveglianza e alle leggi nazionali, balzata alle cronache internazionali di massa nel 2013 dopo lo scandalo Datagate, in cui l’informatico Edward Snowden ha dato alle polveri materiale altamente infiammabile e ha reso noti i documenti sottratti all’Agenzia per la sicurezza nazionale statunitense (NSA). Se per molti è vero che “chi non vuole farsi trovare ha qualcosa da nascondere”, per altri il sistema di navigazione anonima reso possibile dal software libero Tor è l’ultimo baluardo di libertà in Paesi strettamente sorvegliati: il deep web è invero un luogo di scambio di merci illegali (in cui fioriscono drugs market come l’ormai decaduto Silk Road, il cui ipotetico proprietario Ross Ulbricht “Dread Pirate Robert” è stato arrestato dall’FBI nel 2013), ma anche di conoscenza e notizie. Giornalisti e attivisti di ogni nazionalità lo usano quotidianamente laddove il world wide web in chiaro è strettamente controllato dalle autorità locali. Un luogo in cui i dati sono criptati su diversi livelli, in cui i messaggi rimbalzano di nodo in nodo, di nazione in nazione, prima di arrivare a destinazione. L’incarnazione del futuro che fino a pochi anni fa sembrava esistere solo nei romanzi cyberpunk…

 

Carola Frediani ci porta con il suo interessante reportage in quella che lei stessa chiama ironicamente Mordor, come il regno del malvagio Sauron della saga fantasy Il Signore degli anelli, per far capire al lettore quanto la visione del deep web sia distorta agli occhi della maggior parte delle persone, grazie anche a una parte dei media, che ne danno un’immagine quanto più possibile oscura e fosca. Suddiviso in quattro nodi tematici (il caso dell’ebay delle droghe Silk Road; le interviste agli utenti di Cipolla, la comunità italiana dei navigatori anonimi; l’hacktivismo e le campagne sociali di Anonymous e infine qualche chiarimento sul software di navigazione anonima Tor) è un testo giornalistico che non è inopportuno definire avvincente, in cui i fatti (pur dettagliati e inseriti sempre con riferimenti alle fonti) riescono a interessare quanto un romanzo. Un testo che dovrebbe essere letto non solo da chi vuole approfondire il discorso sulle darknet e la navigazione anonima, ma anche da chi desidera conoscere le nuove forme di protesta e il substrato di movimenti che basano su attività informatiche le proprie istanze, denunciando sistemi corrotti e torbidi attraverso i così detti leaks, ovvero la pubblicazione di documenti riservati e confidenziali sottratti ad aziende, enti e società target. Il libro è frutto di anni di ricerca e indagine, di serate passate in chat con hacktivisti non solo italiani, di approfondimenti e conoscenza della terminologia tecnica informatica legata alle darknet. Come la giornalista stessa ci dice nella prefazione il giornalismo italiano che informa su temi digitali troppo spesso mostra “troppa teoria e poca cronaca”, una mancanza cui Frediani cerca di sopperire (sicuramente non in maniera del tutto completa, data la vastità dell’argomento e le 183 pagine del reportage) con un modus operandi “sul campo” in cui non si osservano solo le carte ma si sale in coffa, navigando verso quella terra vergine e ignota chiamata Deep Web.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER