Delia Murena

Delia Murena
Torino: Giorgio sparisce nel nulla e Lionel, il suo amico sedicenne, inizia a cercarlo nei bar, alla Fnac, al biliardo. La madre di Giorgio, Delia, ex icona della commedia sexy anni settanta disperata per la sua carriera ormai finita, si unisce alla ricerca. Delia è il prototipo perfetto della quarantenne che ama farsi chiamare sempre per nome, così da sembrare più giovane e ha la perversione di essere innamorata di Lionel: “Delia sapeva che Lionel non era salito da loro per toglierle il reggipetto e incominciare a farsela sulla lavatrice come capitava ne “La casalinga non scende più a fare la spesa”, ma provare la vecchia macchietta del togliersi qualcosa per il caldo magari avrebbe potuto suscitare lo stesso in lui un minimo interesse?”…
In una dimensione grottesca e stralunata il pulp viene messo in scena per quello che è: irriverente, spiazzante e sempre a un passo dalla violenza. Delia Murena rappresenta quello che si vorrebbe dire ma non si dice - il tutto concentrato in una settantina di pagine che iniziano con una citazione di Max Pezzali dalla canzone degli 883 Gli anni. Siamo infatti nell’anno zero, dove qualcosa devo ricominciare e per essere originali si deve fare lo sforzo di prendere le “cose del passato” e portarle con spietata lucidità e cinismo nel nostro mondo capovolto. Così troviamo una galleria di fatti che arrivano dai b-movies, dal fantahorror, dalle proiezioni da drive-in con vampire sexy e scienziati pazzi dove tutto sembra possibile e lecito prima dei titoli di coda, che se non lo risolvono almeno congelano l’incubo. “E d’improvviso, come se il sole sparisse perché era una vita che voleva prendersi quell’emancipazione  fuori dal sistema che gli compete, la testa di Lionel si alza, perché una voce lo richiama alla natura più complessa dei rapporti tra madre e figlio”, personaggi che non sono di questo mondo creano il proprio percorso e lo proseguono fino a sfiorare la tragedia con ingenuità. Dopo Italian Fiction e Giovani nazisti e disoccupati, questo racconto lungo chiude idealmente un percorso che sembra essere una trilogia non annunciata. Michele Vaccari sceglie sempre con scrupolo di raccontare storie al limite e lo fa strappando spesso un sorriso, tra una pagina e l’altra. La sua scrittura per nulla consolatoria, sensibilizza il lettore mettendolo a proprio agio per poi farlo cadere in un tunnel di situazioni improbabili che, a lettura attenta, sono l’esempio perfetto della crudeltà che ci circonda ed esempi spietati della solitudine dell’individuo. Attento osservatore della realtà e dei vari fenomeni di costume, li trasforma nelle storie senza averne rispetto. Quest’ultimo lo conserva per i lettori che, se propensi a farsi raccontare qualcosa di fuori dal comune, non posso restare delusi. E questa sua ultima prova è ancora più originale, perché viene presentato come il primo romanzo Low Budget della storia narrativa italiana. Una piccola perla, per chi è cresciuto con fumetti, film su emittenti tv regionali trasmessi a tarda sera, per chi ha ancora, nonostante l’età, voglia di immergersi in mezzo ai vecchi e cari zombie ci cartapesta e divette che subiscono il passare del tempo.

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