Delitto con inganno

Delitto con inganno

Valdiluce (in area Abetone pistoiese). Anche l’ispettore di polizia Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, gran fico solitario e indigeno, occhi azzurri e lunghi capelli biondi, magro e atletico, agile e veloce, aveva avuto un primo amore ed era finito male. Lui diciassettenne, lei sedicenne, bionda e slanciata, entrambi di sorprendente adulta bellezza, si erano annusati e scelti a distanza. Clara Meynet era famosa in paese: i genitori si trovavano da tempo in carcere per aver ucciso un pastore ed era stata affidata allo zio, a 13 anni era stata deflorata dall’urto con un pattino dello slittino, 12 punti di sutura, tante chiacchiere e asfissianti pretendenti. Hanno un primo contatto quando lui vince i campionati regionali di slalom speciale, poi si incontrano ai margini del bosco dove lei raccoglie mirtilli con la gerla, entrambi casti impacciati attratti. Si danno appuntamento per il giorno dopo, entrambi pensando all’amore, lei si veste alla bisogna ma scompare, lasciando poche tracce. Anche lo zio sparisce qualche giorno dopo e verrà ritrovato impiccato. Clara no, mai più, è stata rapita da qualcuno che la affama e sevizia senza che nessuno possa individuarlo. Una ferita enorme anche per il commissario Luigi Vallesi che scagiona il giovane, lo coinvolge nelle indagini, ne intuisce le qualità. Grazie all’infallibile olfatto è Marzio a trovare lo zio e a sottolineare le stranezze della scena del crimine. Nulla più viene scoperto, tristemente riprende la vita, il padre regala a Marzio la Vespa bianca, lui si arruola infine in polizia per poter arrestare un giorno il mostro che aveva rapito Clara. Trascorrono quindici anni e il caso si riapre: al ritorno dalla vacanza negli Emirati Arabi dell’elegante investigatore montanaro al seguito della campionessa del mondo di discesa libera Ingrid Sting, viene trovato il cadavere di Vallesi…

L’autore e regista televisivo Franco Matteucci (Buggiano, Toscana, 1948), romano d’adozione e docente napoletano, dopo vari successi e premi letterari, è al quinto romanzo della simpatica fortunata serie gialla, in terza (quasi) fissa su Santoni, responsabile del posto di polizia dell’immaginaria Valdiluce, lui che riconosce tutto ciò che si sprigiona in aria. Certo che in quella valle ne succedono davvero tante! Come al solito, il co-protagonista è la montagna, un mix di Alpi e Appennini: gente rude e di poche parole, ripensata con amore e diffidenza; boschi, neve, sci, vento, orizzonti, sincronie naturali. E fenomeni strani come il “Ciclone Buriano”, due finestre proprio sotto la pancia del monte Sassone, una tromba di folate d’aria intense e improvvise, determinate da una grotta del vento e da un Foro Soffiante di difficile localizzazione. Pare esista davvero in provincia di Lucca, all’interno del Parco delle Alpi Apuane, con chilometri e chilometri di cunicoli sotterranei. In paese Marzio vive solo, con un formicaio (stazione meteo decisiva in questo caso), il topo Mignolino, il riccio Arturo, il pipistrello Puppy (installato sul lampadario del salottino). Appare sempre più duro assolvere al ruolo assegnatogli da Ingrid, il promesso instancabile sposo dopo tanti occasionali amanti. E ancora non si è capito che si nasconde dietro il soprannome di Mister (?) Coccoina, autore di macabri pettegoli messaggi nel corso dei decenni, forse qualcuno affetto dalla perversione del Vampirismo, visto il manifesto culto del sangue. Immancabili la polenta dolce e il Ginpin, liquore artigianale di ginepro.



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