Dell’amore e del dolore delle donne

Dell’amore e del dolore delle donne
Un sorriso può raccontare ed insegnare più di qualsiasi altra esperienza. Se il sorriso poi è quello di una mamma, allora insieme al sorriso si trasmettono nella memoria decine di altre emozioni e sensazioni; si trasmette l’amore, ma si trattiene il dolore. Come è stato per mamma Erminia Verganti. Era bellissima e non lo sapeva, quella paziente che al suo medico confessava di aver appreso del tumore al seno come della giusta punizione ricevuta da Dio per i suoi peccati carnali. E d’altra parte come negare che a questa affermazione folle porta la storia di tutta la cultura religiosa occidentale? Ma, per fortuna, la vera religione di ogni donna è l’amore. L’amore, che è una storia infinita: quella di cui sono protagoniste donne come Aung San Suu Kyi, capace di dire cose importantissime con il linguaggio sereno e affabile dell’amore verso il mondo. Estate 1940: Rosalind Franklin, specializzata nella tecnica della fotografia ai raggi X, scatta l’immagine del codice del DNA, la segreta struttura a doppia elica della vita…
Molti libri hanno provato a raccontare il rapporto tra le donne e il dolore: ma custodire dentro di sé centinaia di storie d’amore e di dolore come diretto - e spesso esclusivo - testimone è materiale per un romanzo ancora da fare, che si può fare giorno per giorno, con amore: «comunicare una diagnosi significa generare una sofferenza: da quel momento l’amore è parte integrante della cura. In questo senso io mi sento di poter dire che ho amato tutte le mie pazienti. E che da tutte loro ho ricevuto amore». Nell’album di tanti anni di professione medica, i volti si confondono, le storie no. Specie quella storia eterna che è il desiderio di maternità, vivo in ogni donna, ma che diventa di una vitalità prepotente specie dopo un passaggio attraverso il mondo della malattia. Se il cerchio è simbolo della perfezione, questo libro possiede una circolarità interna che l’autore ha saputo/voluto conferire alla sua scrittura quasi in filigrana: alla fine del libro, quando il percorso del racconto sembra ormai concluso, il narratore si volge indietro e riassume: «in questo libro c’è dunque ciò che ho imparato dalle donne. C’è l’amore, il dolore, la vita e i suoi quesiti più profondi. Ascoltare, va subito detto, l’ho imparato da una donna». Quella donna è Erminia Verganti, mamma di Veronesi, nel cui singolarissimo sorriso si apre il volume. Veronesi ha forse scritto le più belle pagine del suo romanzo interiore, che è un romanzo fatto di dolorose verità e di amore verso le donne della sua vita (consanguinee e pazienti). E però sbaglierebbe chi pensasse che nei suoi racconti a matrice autobiografica vi sia solo il racconto ‘letterario’, ovvero la verità rivisitata dalla fantasia e resa finzione: le pagine di Veronesi, come e più che in passato, si animano di una verità che è fatta di quotidiana pazienza – nel senso etimologico del termine –,  di costante pathos verso e insieme al mondo femminile quando esso viene ferito e colpito profondamente: quando il volto sereno della vita e della gioia si deforma in un ghigno di dolore che vorrebbe preludere alla morte. È allora che soccorre, utilissima, la pazienza e il gesto amorevole del medico. Ma è nello stesso istante che, d’improvviso, si scopre la forza vitale che sta nascosta, benché potentissima, tutti i giorni, nel mondo al femminile: la forza irrefrenabile della vita, costante insopprimibile dell’amore e del dolore delle donne.

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