Dentro l’inverno

Dentro l’inverno
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A Gunflint, nel Minnesota, il termometro appeso alla porta di Berit Lovig segna trentacinque gradi sotto zero. È l’inverno più freddo degli ultimi cent’anni e il cuore della donna non è mai stato così gelido e devastato: Harry Eide, il suo amato, è scomparso da una settimana. È stato Gustav, il figlio di Harry, a darle la dolorosa notizia. È fuggito di notte, le ha detto Gus, stringendo tra le mani il logoro berretto rosso di lana del padre, quello con un tappo di sughero cucito al posto del pompon. Il vecchio Harry si è inoltrato nella boscaglia che costeggia il fiume, le sue tracce si perdono al salto della Bocca del Diavolo. Sebbene la famiglia continui a cercarlo, Gus sente che non lo troveranno: nessuno è mai tornato dopo essersi smarrito in quei boschi. A Berit non resta che attendere e sperare. L’ha fatto per tutta una vita, aspettando che Harry si accorgesse di lei. Gli è stata vicina, ha visto spegnersi giorno dopo giorno per un'inarrestabile malattia l’uomo che amava da sempre. Ma perché Harry se n’è andato proprio ora che si sono trovati? Forse le ragioni profonde del suo gesto sono custodite nel racconto del viaggio di trent’anni prima nelle terre selvagge di Harry e suo figlio, nei ricordi che Gus sente il bisogno, per qualche inspiegabile motivo, di condividere con lei. Negli antichi rancori di una comunità gretta e gelosa dei propri segreti. Forse tutto ha avuto inizio lì, proprio alla Bocca del Diavolo, quando Harry era solo un ragazzo, con quella scommessa…

Il terzo romanzo di Peter Geye, che si ricollega alle vicende tratteggiate in The Lighthouse Road (2012, mai tradotto in italiano), ci catapulta nel cuore di un’America di confine, “estrema” in tutti i sensi. Da una parte prende forma la storia collettiva del paese di Gunflint, avvolto nelle spire di un inverno perenne e profondo, dove ciascuno vive rinchiuso in se stesso, all’ombra dei propri inconfessabili segreti; dall’altra, quasi in risposta ad un’esigenza di cambiamento, il viaggio di Harry e Gus, moderni voyageurs impegnati a sfidare l’intrico dei portages nordamericani, immersi nel biancore accecante e glaciale delle imprevedibili, vastissime terre selvagge. Ciò che permette ai due piani di convergere e sovrapporsi è proprio l’immagine ricorrente e totalizzante dell’inverno evocata sin dal titolo, metafora di stallo, di una morte apparente che pure nasconde in sé la speranza di una ciclica e sempiterna rinascita. Con una grande, amorevole cura per i dettagli e uno stile semplice e arioso, Geye rende omaggio alle meraviglie naturali della sua terra, dal “canto” del ghiaccio alle spettacolari aurore boreali, mentre dipinge le intriganti vicende di una cittadina di provincia dalla storia più che nera, un groviglio di misteri e menzogne che lascia poche alternative: scappare, o seguire le orme di Harry e Gus in un’esperienza iniziatica che mostra come la vera libertà si trovi solo superando i propri limiti, spingendosi nell’impervia “terra selvaggia dell’anima”.



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